Le Camere di Commercio estere guardano al futuro

Le caratteristiche del modello produttivo italiano, fatto di tantissime imprese di minori dimensioni, delle concentrazioni imprenditoriali dei distretti industriali, di forte spontaneismo aziendale e capacità le Camere di Commercio Italiane all’Estero.Associazioni di imprenditori e di professionisti, italiani e locali, rappresentative di 180 mila imprese esportatrici ma anche di circa altre 150 mila che hanno capacità di esportare ma non sono ancora inserite sui mercati esteri. Le prospettive del settore sono state presentate nei giorni scorsi dal viceministro delle Attività produttive Adolfo Urso nella sede del dicastero di viale Boston. “Negli ultimi anni si sono fatti sforzi importanti per ampliare la dimensione internazionale dell’impresa, che però richiedono tempo per essere ‘metabolizzati’ – spiega il direttore di Assocamerestero, Gaetano Fausto Esposito -; soprattutto, non si può pensare di stravolgere un modello imprenditoriale, che pure deve evolvere: la proiezione internazionale è senz’altro alla portata delle imprese anche di minori dimensioni, purché riescano a sviluppare un approccio di rete con imprese di altri Paesi, riproponendo le caratteristiche di successo del cosiddetto ‘modello distrettuale’”. “Per questo – prosegue Esposito -, una politica per l’internazionalizzazione delle nostre piccole e micro imprese richiede la capacità di coniugare capillarità di interventi e coinvolgimento delle aziende a livello locale (italiano) con la possibilità di dare loro una complessiva e globale proiezione di mercato (enon solo di vendita), attraverso accordi e collaborazioni con altri partner esteri. Queste iniziative hanno bisogno di una rete di supporto, sostegno, veicolazione degli interventi: una rete locale e vicina alle esigenze delle imprese, una rete globale e radicata sui territori esteri. In tal senso, la rete camerale le singole Camere di Commercio è diffusa sul territorio e prossima ai sistemi produttivi locali e confeziona risposte sempre più articolate e complesse per le esigenze delle imprese, in stretta collaborazione con tutti gli altri soggetti che operano per la promozione internazionale. All’estero, la rete camerale italiana è poi strettamente collegata con le Camere italiane nel mondo – diverse per struttura organizzativa e natura giuridica – anch’esse capillarmente diffuse sui territori di 46 Paesi, con oltre 110 punti di presenza”. Grazie poi allo stretto collegamento tra il sistema informativo Globus (delle Camere di commercio italiane) ed il Sistema Planet (delle Camere di Commercio Italiane all’Estero), la rete camerale consente all’imprenditoria italiana che vuole diversificare la propria presenza sui mercati esteri, una azione di collegamento non più solo bilaterale (dall’Italia a un Paese estero, e/o viceversa) ma sempre più multilaterale, tra diversi Paesi, con un linguaggio e uno standard di servizio uniforme, ponendosi quindi come un fattore importante per la diversificazione dei mercati da parte delle piccole imprese.


Le Camere di Commercio Italiane all’Estero, riconosciute dal Governo in base alla legge del 1/7/1970, n. 518, sono nate e si sono sviluppate tradizionalmente nei luoghi di maggiore presenza italiana nel mondo. Le imprese associate alla rete delle Camere sono 27 mila. Di queste circa il 70% sono aziende locali interessate all’interscambio con l’Italia. Annualmente i contatti di business sviluppati dall’intero sistema delle CCIE sono oltre 270 mila. Alle Camere si rivolgono le imprese, i professionisti, le camere di commercio, i consorzi export, le associazioni imprenditoriali, le fiere, le realtà locali e le istituzioni, sia italiane che dei paesi dove esse risiedono. Le aziende nate dall’imprenditorialità della diaspora italiana nel mondo e quelle locali con interessi rivolti all’Italia, costituiscono la business community italiana nel mondo.


Le CCIE hanno censito queste imprese (in totale 25 mila), stilandone un identikit. Si tratterebbe di un’azienda dalle dimensioni medio-piccole con un importante radicamento locale. È inserita nel mercato globale e stabilisce relazioni sia con aziende italiane, che con quelle straniere orientate verso l’Italia. Prevalentemente queste imprese sono state fondate dopo il 1946 e iscritte alle CCIE a partire dagli anni ’80. Circa la metà ha un numero di dipendenti da dimensione media e/o medio-piccola e il suo fatturato ha un volume tra gli 1 e i 6 milioni di dollari annui, ma con punte più elevate (tra i 15 e i 30 milioni di dollari).

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