Un patrimonio all’estero non “tribù indiane”

Pubblicato il 02 marzo 2009 da Mauro Bafile 26/02/2009

Rabbia, smarrimento e sconforto. Sono ormai parte del passato. Ad essi, come si desume dall’inchiesta che proponiamo all’attenzione dei nostri Lettori in queste pagine, è subentrata una sensazione di frustrazione e tanta preoccupazione. E’ proprio quest’ultima parola, forse, quella che meglio sintetizza, oggi, i sentimenti della nostra Collettività. I pesanti tagli realizzati dal Governo Berlusconi alle già tanto esigue risorse che l’Italia stanzia per le sue Comunità all’estero, sono stati interpretati come un ingiusto castigo; un castigo che punisce soprattutto coloro che in passato, con le loro rimesse, hanno contribuito alla ricostruzione dell’Italia ed al suo benessere: i nostri pionieri.


C’è preoccupazione per l’assistenza sanitaria, per il futuro dei corsi di lingua e cultura italiana, per l’insicurezza che ci obbliga a vivere nella paura e starcene chiusi a casa. Torniamo a parlare, quindi, di argomenti che, in queste pagine, sono già stati temi di discussione e che la visita della delegazione di Parlamentari porta di nuovo alla ribalta.


Assistenza, corsi di lingua e cultura italiana. Sono argomenti che, nonostante le irate proteste delle nostre comunità, in Europa potrebbero anche non preoccupare più di tanto. I paesi dell’Unione europea, bene o male, hanno i loro ammortizzatori sociali e, quel che è più importante, un sistema medico-sanitario che funziona. La diffusione della lingua e della cultura italiana, visto la vicinanza con la madrepatria e le vie di comunicazioni che riducono le distanze, diventa un’attività più semplice da svolgere.


La realtà, in questa parte dell’America, è ben diversa. Gli ammortizzatori sociali non esistono e, lì dove ve ne fossero, sono ancora in fase incipiente. L’assistenza medico-sanitaria, poi, è delegata specialmente alle strutture private. Non che le pubbliche non esistano, ma, oltre ad essere sature e inadeguate, sono inefficienti. Nonostante la bravura dei medici che vi operano, si rischia di morire anche per una semplice operazione di appendicite. Si è costretti, quindi, a rivolgersi alle private. Ma queste, visto i costi assai elevati, sono inaccessibili a chi non ha una assicurazione privata. Le medicine, poi, sono ogni giorno più costose; troppe volte non alla portata di chi vive con la pensione. E’ una realtà che l’ex viceministro degli Affari Esteri Franco Danieli aveva capito. Rimasto una chimera, l’assegno di solidarietà, per il quale si è battuta l’On. Marisa Bafile, non era un capriccio ma una necessità. Un aiuto dovuto, non un’elemosina, a chi in passato, anche vivendo all’estero, ha contribuito alla crescita economica dell’Italia.


I corsi di lingua e cultura italiana rappresentano anch’essi un settore che va tutelato. E’ vero che le vie per trasmettere la cultura di un Paese sono infinite; ma è anche vero che il miglior veicolo resta pur sempre la lingua. Se così non fosse, non si spiegherebbe l’impegno della Germania, della Francia, dell’Inghilterra e degli Stati Uniti nella diffusione delle loro lingue nel mondo.


Una riflessione a parte merita il fenomeno dell’insicurezza – leggasi sequestri -. In Venezuela è dilagante e, come già denunciato in queste colonne, colpisce in modo particolare la nostra Collettività. E’ significativo il caso della famiglia Clemente. Poco prima di Natale era rimasto vittima dei malviventi il giovane Duilio Stefano, oggi lo è il nonno Giuseppe. La nostra Ambasciata si fa costantemente interprete delle preoccupazioni della Collettività presso le autorità competenti; l’esperto antisequestro, nei limiti delle sue competenze e delle sue capacità, si adopera nell’assistere le famiglie delle vittime, ma ciò non è sufficiente. E’ indispensabile che anche il Governo ed i nostri Parlamentari si preoccupino di sollecitare alle autorità venezolane una maggiore attenzione e celerità nei casi in cui le vittime siano nostri connazionali.


Ecco, queste, per sommi capi, le preoccupazioni che più volte la nostra Collettività ha manifestato a chi l’ha voluta ascoltare; preoccupazioni che, speriamo, sappiano farsene eco i Parlamentari che ci visitano in questi giorni.


Un parlamentare spagnolo, in visita in Venezuela pochi mesi fa, ha assicurato ai propri connazionali che il suo Governo, nonostante la crisi, non avrebbe tagliato le risorse destinate a quella che è considerata “una grande ricchezza all’estero”. Vorremmo che anche in Italia ci si rendesse conto dell’immenso patrimonio che rappresentano le nostre Comunità. Insomma, che non ci si continui a trattare come tante “tribù indiane”.    

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