La pittura, uno strumento per far esprimere i disabili


CARACAS – La diversità emargina ma la pittura dà la possibilità di integrarsi. Attraverso l’arte i ‘diversamente abili’ riescono infatti ad esprimersi e a potenziare la propria autonomia socio-personale. Così dimostra il pittore Leonardo Gerulewicz, in arte ‘Leo’, che ha esposto e ricevuto premi sia in Venezuela che in Italia.


La scorsa settimana è stata inaugurata la Mostra collettiva presso la Fondazione del Banco Industrial de Venezuela, in cui ha partecipato anche Leo con il quadro ‘Panorama di Caracas’. E il 23 ottobre, sottolinea Leo: “Parteciperò all’Esposizione collettiva di persone speciali presso il Museo Jacobo Borges”.


“Ho insegnato a dipingere a una ragazza che aveva una paralisi alle due mani – racconta il pittore nato nel 1963 ed ex allievo di Mercedes Pardo –: si metteva il pennello in bocca e produceva dei bellissimi quadri”. Così racconta della sua esperienza presso l’Associazione nazionale contro la paralisi cerebrale (Anapace) dove impartisce dei corsi di pittura da diversi anni.


“E’ fantastico vedere – prosegue mentre dipinge con piccoli segni colorati l’ultima tela – come dei ragazzi, che non si erano mai espressi, pronuncino le loro prime parole dopo avergli insegnato a disegnare”.


Oltre ad insegnare, Gerulewicz è stato anche il promotore di varie esposizioni di persone ‘diversamenti abili’:


“Con la Mostra di bambini sordomuti e handicappati ‘I piccoli insieme al grande’, svoltasi presso la Casa d’Italia nel 2006, ho voluto dimostrare che anche i disabili hanno la capacità di lavorare con il puntinismo e di produrre delle opere” di pregevole valore artistico.


Leo, infatti, utilizza da quando è bambino la tecnica del puntinismo con la particolarità della scelta mirata di colori intensi. Quello che vuole trasmettere attraverso la sua pittura sottolinea: “E’ l’amicizia nei confronti dello spettatore”.


“Il maestro Armando Reveron usava le bambole come modello e aveva una scimietta come amico – così spiega il suo modo di dipingere nella tranquillità della grande villa dove abita –, io ho un pappagallino che ho chiamato ‘Puntico’, come la mia tecnica, e disegno ascoltando la musica composta da mio fratello Gerardo”.


“Il mio quadro più apprezzato – conclude Leo sorridendo – è quello del panorama sui ‘ranchitos’ di Caracas. Questa è un’arte popolare. Tutto quello che uno vede dovrebbe essere rappresentato. Quindi perché non dovrebbero dipingersi i ‘ranchitos’? E’ giusto che si conosca come la gente vive nel nostro paese”.


La vita



Leonardo Gerulewicz ha iniziato, da bambino, a studiare pittura nello Studio della Fundación Mendoza sotto la direzione di Mercedez Pardo. E’ stato discepolo dei maestri Martha Braitberg, Isbelia Melo e Manuel Finol. Si è dedicato al Puntinismo da autodidatta. Ha affiancato agli studi di pittura, corsi di operatore turisico, presso il Collegio universitario di Caracas, lavorando anche come guida turistica. Ha ricevuto, fra i tanti, il premio ‘Torre Strozzi’ di Modena


Leo in ogni quadro cerca una centralità mobile. La sua ricerca è solare, pur se il paesaggio a volte interiore, è la notte. L’onnipresenza del sole in Leo è onnipresenza del colore. Così come il Sole, e per caso la Luce e la nostra angoscia come la nostra gioia, ruotano alla ricerca di un rifugio.



Giuseppe Selvaggi


 


‘Leo’ dimostra di possedere uno squisito gusto del cromatismo, espresso in tonalità di sottili concordanze, ed un grande senso di equilibrio e ritmo, che gli consente di combinare complesse trame irregolari di disegni fantasiosi e costantemente varianti.



José María Salvador


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