LA GIORNATA POLITICA

Napolitano: “No allo stallo sul Csm”

Pubblicato il 19 luglio 2010 da Giovanni Graziani

ROMA – E nel momento in cui il Consiglio superiore della magistratura, di cui il capo dello stato è presidente, si trova al centro di tante illazioni legate alle inchieste in corso.


E cosí, Giorgio Napolitano frena da una parte, e sollecita da quell’altra. Frena il Consiglio superiore in carica, dove era stato chiesto di discutere il caso che riguarda le pressioni che avrebbero favorito la nomina di Alfonso Marra alla Corte d’appello di Milano; ma, osserva Napolitano in risposta alla richiesta trasmessa dal vice presidente, Nicola Mancino, il Consiglio in carica è vicinissimo alla scadenza del mandato, e non ha il tempo per valutare con la dovuta ponderatezza un caso che, d’altra parte, è oggetto di indagini con le quali è bene non interferire.


Proprio l’imminente scadenza del Csm è oggetto della sollecitazione del capo dello stato, che si rivolge al parlamento perchè si arrivi all’elezione dei nuovi componenti laici (e del nuovo vice presidente del Csm fra questi). Il rischio è infatti che lo stallo politico finisca per impedire di insediare tempestivamente il nuovo Consiglio in un momento particolarmente delicato come questo, in cui proprio il Csm dovrà prendere le sue decisioni sulla posizione di magistrati eventualmente coinvolti nello scandalo.


Lo stallo sul Csm sembra però parte di un più generale stallo politico, legato anche alle divisioni della maggioranza. Queste divisioni sono emerse con chiarezza sul tema delle intercettazioni, dove si è visto quanto siano profonde e potenzialmente pericolose per la stabilità della maggioranza le crepe fra l’area che fa capo a Gianfranco Fini ed il resto della coalizione; crepe sulle quali cerca di far gioco l’opposizione, per colpire e, possibilmente, affondare, il governo. Mentre Berlusconi non ha ancora risolto l’alternativa fra trovare una sintesi all’interno della maggioranza, andare avanti a rischio di spaccare la coalizione, o fermarsi e probabilmente rinunciare ad un provvedimento di cui lo stesso presidente del consiglio ha fatto una bandiera.


Quello che appare chiaro, è che Fini non intende fare grossi sconti su temi connessi alla battaglia per la legalità; quando il presidente della Camera dice, nell’anniversario dell’uccisione di Paolo Borsellino, che “Mangano non è un eroe” (rovesciando l’affermazione di Marcello Dell’Utri), non rende solo omaggio ai magistrati uccisi dalla mafia, ma manda anche un messaggio di intransigenza più generale.
Da parte sua, l’opposizione si divide sulle ipotesi di come uscire da quella che è interpretata come la probabile crisi del berlusconismo (di segnali da “fine dell’impero”, parla Rosy Bindi in risposta ad una nuova battuta di Berlusconi sul suo conto).


Le “larghe intese”, propugnate dall’Udc, non decollano. Anche nell’area centrista sono respinte da Francesco Rutelli. E, soprattutto, Pierluigi Bersani torna a ripetere che per andare oltre Berlusconi, il Pd chiede di mettere in scena un “film nuovo”, che non può avere alcuna continuità nè con quello attuale, nè con le analisi “inaccettabili” del ministro Giulio Tremonti.


A ravvivare la situazione nel campo dell’opposizione c’è poi l’annuncio che Nichi Vendola intende candidarsi alle primarie, quando che siano, per guidare il centro sinistra alle prossime elezioni.
Un annuncio che riapre la questione, mai risolta ma un pò sopita negli ultimi tempi, delle regole nel centrosinistra e di chi fa parte e chi no della coalizione. Dalla sua, Vendola può vantare una certa capacità di attrazione in settori dell’elettorato al di là della sinistra, come dimostrano i suoi successi nelle primarie e poi nelle elezioni regionali.

Ma i giudizi negativi che arrivano da ex amici come il Prc ed il Pdci, l’invito di Antonio Di Pietro a pensare prima alla Puglia e, sullo sfondo, le critiche dell’Udc alle sue ultime esternazioni indicano come l’iniziativa di Vendola non aiuti molto ad allargare ed a tenere compatta la coalizione. Oltre a mettere in allarme nel Pd quelli che, come dice Marco Follini, temono un partito che finisca per voler mettere assieme un pò tutto e il contrario di tutto.


Giovanni Graziani

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