GIUSTIZIA

Fini avverte: “Sulla Giustizia è possibile la crisi”

Pubblicato il 25 ottobre 2010 da redazione

ROVIGO – Gianfranco Fini torna ad attaccare sul tema della giustizia. E in una settimana cruciale per il lodo Alfano al Senato ribadisce tutti i paletti di Fli sull’argomento. Niente processo breve perchè “piaccia o non piaccia la legge è uguale per tutti” e ancora no alla reiterabilità dello ‘scudo’ che deve proteggere la funzione non la persona. Tutti temi molto delicati sui quali il presidente della Camera avverte: non ci possono essere fughe in avanti perchè il rischio di una crisi di governo non è da escludere.
– Mi auguro – puntualizza Fini – che sul tema giustizia non ci siano questioni insormontabili e che non ne scaturisca una crisi di governo, ma su alcune questioni che la riguardano questa possibilità c’è.


Parole che di certo non contribuiscono a far scendere la tensione con il Pdl che oltretutto guarda con sospetto alle ‘manovre’ centriste in chiave di governo tecnico.
Fini interviene nella giornata nella quale, di fatto, apre la sua ‘campagna’ nel nord Italia con un occhio alle amministrative del prossimo anno ma anche al radicamento della sua nuova formazione politica. Il presidente della Camera è prima in Veneto, a Rovigo, dove il prossimo anno si vota per le amministrative, e poi in Lombardia per il ‘battesimo del fuoco’ di Fli a Milano. Non si risparmia, in una sola giornata incontra sindaci, operai di aziende crisi, imprenditori. Parla di costituzione con gli studenti liceali e rilascia una lunga intervista a una tv locale nella quale avverte, appunto,sui rischi che possono esserci sul dossier giustizia. A Milano, poi, incontra i militanti e racconta il ‘suo’ Fli.


– Un movimento – dice – che si rivolge a tutti, non solo ai fuoriusciti dal Pdl. Insomma – afferma – non alziamo steccati pregiudiziali e le uniche categorie escluse dall’appello sono i delinquenti e i parassiti.
Anche per questo Futuro e liberta’ presenterà una proposta di legge per rendere ineleggibile chi ha una sentenza passata in giudicato per reati contro la pubblica amministrazione. La legalità, insomma, ancora una volta come “bandiera’’ per l’Italia, così come la buona politica e le riforme delle quali “si parla da vent’anni ma non si fanno mai’’. Il motivo è anche che “politica e propaganda non sono sinonimi’’ e se è più facile andare a caccia del consenso, “vendere il prodotto’’, lo è meno governare. Un concetto sul quale Fini torna piu’ volte nella giornata.


– E’ giusto che chi è stato eletto governi – replica a chi gli chiede dell’ipotesi di anti-ribaltone di cui Casini sospetta Bossi e Berlusconi. Però, puntualizza al vetriolo, “deve dimostrare di volerlo e di saperlo fare’’. Fini torna, tra l’altro, anche sul concetto che la legge elettorale va cambiata per ridare ai cittadini il diritto di scegliersi i rappresentanti.

GIUSTIZIA


Berlusconi-Fini sempre alta tensione

ROMA – In attesa di capire quale strada prenderà il lodo Alfano che oggi tornerà ad essere al centro dei lavori della commissione Affari Costituzionali del Senato, tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini la tensione resta ai livelli massimi. E se la giustizia resta il terreno principale dello scontro, a dividere Pdl e Fli è anche l’ipotesi di un governo tecnico per modificare la legge elettorale che potrebbe avere l’appoggio di Futuro e Libertà. Il premier continua a mantenere ufficialmente la linea del silenzio lasciando al ministro della Giustizia Angelino Alfano il ruolo di ‘pompiere’. E così, mentre Gianfranco Fini avverte che su “alcune questioni legate alla riforma della giustizia’’ può “scaturire una crisi’’ dell’esecutivo invitando il Cavaliere a “non usare il lodo Alfano come pretesto per aprirla’’, il Guardasigilli getta acqua sul fuoco cercando di mantenere aperto il canale del dialogo a partire dal nodo della reiterabilità, tema che divide la maggioranza (con i finiani contrari):
– Non mi pare una questione su cui vive o muore questo disegno di legge – dice Alfano augurandosi di “trovare l’assetto più equilibrato per far sì che questa legge possa avere un ampio margine di condivisione in Parlamento.


Parole, quelle del ministro della Giustizia, che non riescono ad addolcire il clima da resa dei conti che si respira in queste ore. Tant’è che il leader della Lega Nord Umberto Bossi non esita a definire Fini “in preda al cortocircuito della provocazione’’ anche se, prosegue il Senatur – “penso che come Berlusconi abbia interesse a non fare troppo casino’’.


Il Cavaliere sarà oggi a Roma, ma nei contatti con i suoi fedelissimi il premier non fa che ripetere quanto detto ormai da giorni: Visto che l’accusa è che il lodo Alfano sia una legge ad personam io ne ho preso le distanze. E’ da 15 anni che subisco processi, avrebbe riflettuto, e sono sempre andato avanti. Continuerò a fare lo stesso. Se a volere la legge sono i parlamentari, insiste Berlusconi, questo vuol dire che il provvedimento è di interesse per il Paese. La linea non cambia nemmeno quando qualche osservatore gli fa presente i toni usati dal presidente della Camera. E’ chiaro che vogliono logorarmi, insisterebbe Berlusconi, la verifica si fa nelle Aule parlamentari, fino ad ora i numeri hanno dato ragione al governo.


Quanto alle uscite del presidente di Montecitorio il premier non avrebbe esitato a parlare di propaganda. Fini, avrebbe osservato, è costretto ad alzare i toni per rassicurare la base in subbuglio. Giustizia a parte, a dividere la maggioranza è poi lo spettro del governo tecnico. Ipotesi bocciata dal Pdl che all’unisono vede come alternativa al governo Berlusconi solo le elezioni anticipate mentre l’idea di un esecutivo ad hoc per modificare la legge elettorale non dispiace completamente agli esponenti di Fli.


A chiedere chiarimenti ai finiani è Fabrizio Cicchitto.
– Non si può stare in una maggioranza, con autorevoli esponenti al governo, come il ministro Andrea Ronchi, e prepararne un’altra – attacca il capogruppo alla Camera del Pdl chiamando in causa le dichiarazioni di Bocchino a proposito dell’appoggio di Fli ad esecutivo tecnico che modifichi la legge elettorale.


Il diretto interessato replica a stretto giro di posta.
– Cicchitto prima di occuparsi delle aree di Futuro e Libertà si preoccupi delle innumerevoli correnti e correntine interne al Pdl – sostiene il capogruppo di Fli dicendosi convinto che un governo che modifichi la legge elettorale “sarebbe sostenuto da tutti i parlamentari ‘futuristi’ e da gran parte di quelli del Pdl che non comprendono per quali ragioni muscolari Berlusconi abbia dovuto mettere a repentaglio la legislatura’’.

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