Proteste in Tunisia, almeno 20 morti da ieri

TUNISI – Tunisi calma e quasi deserta. Il centro del paese ancora in preda alle proteste. E’ il quadro, necessariamente incompleto, della situazione in Tunisia, da Natale in preda ad una rivolta senza precedenti – al pari della vicina Algeria – contro la disoccupazione, il carovita e l’assenza di futuro per i giovani. Sono almeno venti le persone uccise a colpi d’arma da fuoco tra ieri e oggi in scontri con la polizia avvenuti in due località della Tunisia centro-occidentale, Thala e Kasserine. Lo ha detto alla Afp, Ahmed Nejib Chebbi, un dirigente dell’opposizione. Un comunicato del governo tunisino ha reso noto che otto persone sono state uccise nelle ultime 24 ore in scontri con la polizia. Precedentemente aveva parlato di due vittime. Nello stesso comunicato governativo si precisa che sono decedute tre persone ferite nei disordini a Thala, dopo le due di cui era stata riferita la morte. Le altre tre vittime sono state uccise – aggiunge il governo – nella vicina città di Kasserine.

Questa mattina il ministero dell’Informazione ha confermato solo la morte di due persone e il ferimento di altre otto e ha attribuito la responsabilità degli scontri nei quali sono rimasti «gravemente feriti anche tre soldati» a una minoranza che ha attaccato le forze dell’ordine con bottiglie molotov. Testimoni che hanno chiesto l’anonimato hanno segnalato che un ragazzo di 12 anni sarebbe morto dopo essere stato colpito alla testa da un colpo d’arma da fuoco nella città di Ennour. Ieri sera un altro venditore ambulante si era dato fuoco a Sidi Bouzid (centro della protesta) mentre quattro dimostranti erano rimasti feriti nel corso di scontri con le forze dell’ordine a Rgeb, località a 210 chilometri ad ovest di Tunisi. Le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco sui manifestanti nel centro di Tala, e hanno ucciso due uomini di 30 anni, uno di 20 e un ragazzo di 17. Tra i feriti, sei sono in gravissime condizioni e sono stati trasferiti in un ospedale di Kasserine, la capitale della regione. Secondo un dirigente locale i manifestanti si erano dati a saccheggi e avevano appiccato il fuoco ad una banca e ad alcuni edifici pubblici. E stando a quanto hanno detto testimoni l’esercito si è posizionato ieri per la prima volta intorno ai palazzi ufficiali.

Un leader dell’opposizione in Tunisia, Ahmed Nejib Chebbi, ha rivolto un appello al presidente tunisino Zine Abidine Ben Ali affinché dia alla polizia l’ordine di non sparare più. Deve «far cessare il fuoco», ha detto alla Afp. Ahmed Nejib Chebbi, capo storico del Partito democratico progressista (opposizione legale), ha affermato che la polizia «ha sparato sui cortei funebri», secondo quanto gli hanno riferito elementi del suo partito nelle due città.

– Faccio un appello urgente al presidente della Repubblica – ha detto – per chiedergli far cessare il fuoco immediatamente per salvare la vita a cittadini innocenti e rispettare il loro diritto a manifestare.
Decisiva la giornata di oggi in Algeria per capire se le misure annunciate in serata dal governo per una «urgente» diminuzione dei prezzi di olio e zucchero, riusciranno a placare gli animi dei giovani manifestanti. Nei quattro giorni di scontri registrati un po’ in tutto il paese, circa mille persone, in gran parte minorenni, sono state arrestate, ha reso noto il ministro dell’interno, Daho Ould Kablia, citato oggi dalla stampa algerina.

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