Egitto, raggiunto l’accordo tra governo e opposizioni

IL CAIRO – E’ stato trovato un accordo di massima tra il vice presidente egiziano Omar Suleiman e i rappresentanti dei partiti di opposizione per proseguire il dialogo e dare il via alle riforme. Nel documento che è stato sottoscritto si prevede l’applicazione delle promesse fatte dal presidente Mubarak nel suo ultimo videomessaggio.


Il documento è stato redatto dai partecipanti all’incontro con Suleiman. Incontro al quale hanno partecipato anche i Fratelli Musulmani, nonostante non siano stati mai riconosciuti dalle autorità del Cairo. Nel tredicesimo giorno di protesta in Egitto e all’indomani del cambio dei vertici del Pnd, partito di Mubarak, Hasam Materi, dirigente del gruppo islamico, alla tv araba ‘al-Jazeera’ aveva detto:
– Vedremo il vice presidente, gli diremo che il dialogo può iniziare ma alle nostre condizioni – e aveva aggiunto:
– Vogliamo andare a vedere fino a che punto sono disposti ad accettare le richieste del popolo.


Il documento redatto prevede in particolare la fine dello stato d’emergenza, in vigore dal 1981, il perseguimento dei responsabili degli incidenti e delle violenze dei giorni scorsi, l’organizzazione di elezioni presidenziali da tenere entro breve tempo dopo la scadenza del mandato dell’attuale presidente, previsto per settembre. E’ prevista poi la mancata ricandidatura di Mubarak alle prossime elezioni, la riforma degli articoli 76 e 77 della Costituzione, una riforma delle legge elettorale, il rinvio a giudizio di tutti i politici e funzionari accusati di corruzione e considerati responsabili degli episodi di violenza dei giorni scorsi in Egitto. Per essere certi che l’attuale governo faccia queste riforme, è stata decisa la creazione di una commissione, composta anche da giudici oltre che dai gruppi di opposizione, che studi la fattibilità delle riforme costituzionali. Inoltre il governo si è impegnato ad aprire un ufficio che riceverà i ricorsi di tutti i detenuti politici. E’ stata deciso anche di concedere la massima libertà a tutti i media.


Il vice presidente egiziano – ha rivelato un partecipante alla riunione – si è rifiutato di assumere i poteri e le deleghe di Mubarak. Già nei giorni scorsi il ‘Comitato dei saggi’ aveva proposto come via di uscita dalla crisi un passaggio di deleghe da Mubarak a Suleiman.
– L’accordo raggiunto con il vice presidente Omar Suleiman è ancora incompleto – fa sapere il dirigente dei Fratelli Musulmani egiziani, Mustafa al-Katatni, nel corso della conferenza stampa conclusasi poco fa al Cairo, e ripresa dal sito del gruppo islamico -. Per noi il documento rappresenta solo l’inizio – ha aggiunto – abbiamo partecipato a questa prima riunione perché vogliamo che si risolva la crisi. Se vediamo in futuro che il dialogo non è serio certamente inviteremo il popolo a una nuova rivolta.


Alla conferenza stampa ha preso parte un secondo dirigente del gruppo islamico, Mohammed Mursi, che ha partecipato anche al vertice.
– Il dialogo è solo l’inizio per poter ottenere le richieste del popolo egiziano – ha commentato – il regime deve esaudire le loro richieste. Quello di oggi è stato il primo passo ma ne devono seguire degli altri per capire se il regime vuole davvero cambiare o no.
Intanto anche ieri il popolo egiziano è sceso in piazza. E secondo ‘al-Jazeera’ sono un milione i manifestanti che si sono radunati in piazza Tahrir al Cairo. Secondo l’emittente qatariota sarebbe stato raggiunto il numero di manifestanti prefisso dagli organizzatori della protesta per quella che è stata battezzata ‘la domenica dei martiri’. La manifestazione è infatti dedicata alle vittime degli scontri dei giorni scorsi tra sostenitori ed oppositori del presidente. I manifestanti hanno preannunciato altre iniziative analoghe nel corso della prossima settimana, per ottenere le dimissioni del presidente Hosni Mubarak.
L’esercito si è schierato nelle vie intorno alla piazza per evitare scontri con i sostenitori di Mubarak. Ieri mattina i musulmani hanno tenuto una preghiera per le vittime degli scontri dei giorni scorsi, mentre i manifestanti cristiano copti hanno tenuto una messa poco dopo, sempre in piazza.
Nel frattempo si registrano lunghe file davanti alle banche in diverse città egiziane nel primo giorno di riapertura dall’inizio della crisi. Secondo quanto riferisce la tv di stato egiziana, le code più lunghe si registrano davanti agli istituti di credito del Cairo. Dal 25 gennaio ad oggi le banche infatti sono rimaste chiuse, per evitare le rapine delle bande armate che giravano per le citta’. Oggi la Banca Centrale egiziana ha deciso di riaprire le banche del paese per permettere il pagamento degli stipendi e delle pensioni.

Frattini: «Riforme ma con Mubarak»

ROMA – La transizione politica in Egitto sarà ”rapida”, grazie all’impegno del parlamento egiziano e del vicepresidente Omar Suleiman a portare avanti la riforma elettorale e quella costituzionale ed arrivare al voto ”ad agosto o settembre”. In questo modo si può evitare ”il caos”, e non – come qualcuno auspica ”anche in Italia” – se Hosni Mubarak andasse ”via domani mattina” e si andasse a votare ”la prossima settimana”. Cosi’ il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha delineato in un’intervista a Skytg24 la posizione dell’Italia sulla ‘road map’ egiziana per uscire dalla crisi. Una posizione che ricalca quella del premier Silvio Berlusconi che a margine del Consiglio Ue di venerdì – mentre i 27 invocavano una ”transizione immediata” – aveva auspicato per l’Egitto un passaggio ”a un sistema più democratico senza rotture con Mubarak”. Berlusconi, inoltre, era stato l’unico leader presente all’assise ad affermare che Mubarak è ”l’uomo piú saggio” in Medio Oriente.

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