ibia, bombe sul bunker di Gheddafi. Italia: l’Ok del Senato

ROMA – Cinque risoluzioni distinte. Sul dossier Libia, il Parlamento si spacca. Il Senato approva, su pressioni del ministro Franco Frattini che cerca fino all’ultimo di coinvolgere le opposizioni, il testo di maggioranza integrato da quello del Pd.

I democratici, dopo un tentativo di ottenere un voto unitario sull’intervento del responsabile della Farnesina e non sul testo di Pdl-Lega-Ir, ripiegano sulla propria mozione, che poi viene approvata.
L’unità che tradizionalmente accompagna le decisioni di maggioranza e opposizione su questioni strategiche per il Paese non viene trovata, proprio mentre l’Italia è nel pieno di una bufera diplomatica che coinvolge Europa, Nato, Stati Uniti e la sponda araba del Mediterraneo. Non vengono integrate le risoluzioni di Idv, Terzo Polo e Radicali, che poi vengono bocciate. Il ‘virus della divisione’, inizialmente nato sulla base dei ‘distinguo’ della Lega Nord a proposito della partecipazione militare alla Coalizione dei volenterosi, sembra rinvigorito dalla tenace resistenza militare di Gheddafi in Libia e dalla condivisione nella maggioranza delle perplessità di Silvio Berlusconi su un marcato interventismo italiano. Paradossalmente, infatti, la maggioranza si ricompatta.

Il testo, sottolinea Fabrizio Cicchitto, raccoglie i “quattro punti irrinunciabili” avanzati dal Carroccio e “mostra la nostra coesione”. Tesi respinta dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che rifiuta la possibilità di votare un provvedimento che “vuole coprire le miserie del governo”. L’opposizione accusa Berlusconi di non metterci la faccia: “È vergognoso che non venga in Aula”, tuona Bersani.
Chi ha incontrato in giornata Berlusconi lo descrive deluso e amareggiato per l’atteggiamento della maggioranza – si riferisce – alla vigilia di un vertice europeo nel quale l’Italia deve mostrarsi unita per dare forza alla propria linea diplomatica in contrasto con l’iper-attivismo militare francese. Il Cavaliere, confrontandosi con i suoi, avrebbe rimarcato la necessità di una scelta diplomatica, anche se per il momento avrebbe escluso di poter contattare Gheddafi personalmente. Non è il momento di telefonargli, figuriamoci incontrarlo; avrebbe confidato.

Ma non manca chi lo invita a rompere gli indugi. Il premier avrebbe apprezzato, invece, la risoluzione di maggioranza sul dossier libico, rassicurando che i contratti per le aziende italiane sono congelati solo per il momento ma che torneranno operativi al termine della crisi. Il comando della Nato, si sarebbe sfogato, aiuterebbe l’Italia anche nel contrasto all’immigrazione clandestina.
Il testo di base, approvato al Senato e che oggi sarà al voto alla Camera, è frutto di un lavoro congiunto di Pdl, Lega, IR e Coesione Nazionale. La risoluzione è composta da nove punti: in particolare al punto 2 il governo si impegna a “a garantire, anche attraverso iniziative politico diplomatiche e l’intimazione del cessate il fuoco, il ritorno a uno stato di non conflittualità”.

Quattro le mozioni dell’opposizione, presentate da Pd, Idv, Terzo Polo e dai Radicali con un gruppo di senatori del Pd ed Enrico Musso dell’Udc-Svp-Autonomie. La risoluzione del Pd riproduce quella approvata venerdì scorso in modo bipartisan dalle commissioni. Il Terzo Polo chiede al governo di “porsi come capofila di un’iniziativa diplomatica con Lega Araba, Unione Africana e Consiglio di Cooperazione del Golfo e governo turco” e di mettere in atto iniziative diplomatiche atte alla rimozione di Gheddafi dalla guida della Libia. Impegno diplomatico è quello che richiede anche l’Idv che invita il governo a “sospendere unilateralmente e con effetto immediato il trattato bilaterale con il regime di Gheddafi”. Il documento dei Radicali chiede al governo di “portare a termine l’adeguamento alle norme della carta fondativa della Corte penale internazionale” per portare all’eventuale arresto di Gheddafi, e di dare “soccorso alle persone che fuggono dalla Libia verso i Paesi vicini”.