Guerra fra stato e narcos, l’accordo in difesa del giornalismo

CITTÀ DEL MESSICO – Gestire l’informazione che riguarda la guerra fra Stato e cartelli della droga è diventato un mestiere difficile in Messico. Ne sanno qualcosa i giornalisti che sono diventati uno degli obiettivi sensibili dei killer dei narcos. Negli ultimi dieci anni sono stati quasi 70 i reporter fatti fuori dalle bande criminali.


Non solo. Creare allarmismi, enfatizzare le atrocità commesse dai cartelli potrebbe, secondo gli esperti, dare troppo peso alle organizzazioni criminali, facendole diventare importanti, rischiando di trasformarle da carnefici in vittime.


Per questo motivo più di 700 media messicani si sono ritrovati presso la sede del Museo di Antropologia di Città del Messico e hanno firmato un accordo dal nome chiarissimo: “Acuerdo para la Cobertura Informativa de la Violencia”. Un accordo che ha trovato ampio respiro nel Paese, tanto che è stato sottoscritto anche dalla società civile messicana e da più di 250 organizzazioni non governative.


L’accordo firmato stabilisce alcune linee guida per la copertura dei fatti di cronaca legati al crimine organizzato. Ad esempio si stabilisce che la copertura delle notizie debba evitare in qualsiasi modo l’uso del linguaggio e della terminologia che da sempre identificano le bande. Inoltre si fa richiesta di evitare di diffondere con le notizie di cronaca il terrore fra la popolazione. È stato anche stabilito di non dare alcun peso giornalistico alle informazioni provenienti direttamente dai cartelli che sarebbero solo utili alla loro propaganda.


“Ci sono stati giornalisti e giornali che hanno subito minacce. Alcuni media si sono esposti maggiormente denunciando i fatti. La firma sull’accordo servirà a non trasformare i media in cassa di risonanza come vorrebbero i gruppi criminali” ha aggiunto il giornalista Federico Reyes Heroles. Tutto questo mantenendo saldo il principio di indipendenza della professione giornalistica.


“Il Messico è uno dei paesi dove il rischio di esercitare la professione giornalistica è molto alto. Difficilissimo anche esercitare il diritto di cronaca. E tutto questo per colpa della pressione delle organizzazioni criminali, che minacciano fortemente anche la stessa libertà d’espressione” ha detto uno dei protagonisti della manifestazione Carlos Loret de Mola.

In effetti, l’accordo prevede lo studio di misure capaci di proteggere la vita e il lavoro delle decine di operatori dell’informazione che gravitano intorno alla cronaca della “guerra”, la solidarietà collettiva davanti a minacce o abusi e la totale lontananza dall’interferenza nella lotta al narcotraffico.

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