Tepco vuole riversare in mare l’acqua contaminata dalle radiazioni

TOKYO – La Tepco ha in programma di riversare in mare acqua contaminata da radiazioni per cercare di riportare prima possibile l’impianto nucleare di Fukushima Daiichi sotto controllo. Lo rende noto Kyodo News.
L’acqua che dovrebbe essere riversata in mare a partire da oggi ha una radioattività cento volte superiore alla soglia massima, scrive l’agenzia giapponese. Si tratta di 10mila tonnellate di acqua proveniente da un impianto della centrale e di 1.500 di acqua sotterranea vicina ai reattori 5 e 6, si precisa. La rimozione dell’acqua dai locali della centrale dovrebbe consentire ai tecnici una maggior possibilità di intervento. Nel frattempo, proseguono i tentativi per identificare la crepa da cui esce acqua altamente radioattiva direttamente nell’Oceano. La Tepco ha riversato 13 chili di polvere colorata nei tubi per cercare di identificare la crepa.

Secondo l’ambasciatore italiano a Tokyo Vincenzo Petrone, un’isola di contenimento è una delle possibilità per disporre dell’acqua contaminata da radiazioni nel modo meno inquinante possibile. “Il raffreddamento con mezzi improvvisati dei reattori – ha spiegato a SkyTg24 – ha provocato una grande pozza di acqua contaminata di circa 13mila tonnellate. Bisogna disporre di questa quantità notevole di acqua contaminata nella maniera meno inquinante possibile ed una delle possibilità è quella di creare un’isola di contenimento di fronte alla centrale in mare per poter collocare, in questo serbatoio galleggiante, queste 13mila tonnellate e poi piano piano portare via e metterle in sicurezza da un’altra parte”.

“Il governo di Tokyo – ha osservato Petrone – all’inizio ha avuto le sue grandi difficoltà ma qualunque altro governo le avrebbe avute. Credo che nella storia non ci sono mai stati tre eventi catastrofici nel giro di poche ore come quelli che hanno colpito il Giappone”. Quanto alla comunicazione da parte delle autorità, il diplomatico sottolinea come “la comunicazione istituzionale giapponese è per definizione una comunicazione di basso profilo, e qualche volta gli stranieri hanno ritenuto che fosse una comunicazione reticente. Ma non era reticente, era una comunicazione di basso profilo come fa il governo giapponese”.

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