L’Inps e le nostre comunità

Loro. Proprio così. Ancora una volta loro: i nostri anziani, la fascia più esposta e meno protetta della nostra Collettività. Se ieri, per una decisione assurda che comporta un risparmio irrisorio per le arche dello Stato, è stato stabilito di tagliare anche sul capitolo di spesa relativo agli italiani all’estero; oggi l’Inps, attraverso una disposizione transitoria che sorprende, ha deciso di creare nuovi disagi ai nostri pionieri, a quelli che ricevono una pensione dall’Italia. Non si sa quanti siano quelli penalizzati dalla norma provvisoria. Di certo c’è solo che dovranno recarsi presso gli uffici della Western Union per ricevere la loro pensione. Qualora non dovessero farlo, senza importare le ragioni, correrebbero il rischio di non ricevere nulla. Insomma, di rimanere con un “pugno di mosche”. Le conseguenze sono facilmente immaginabili.
Il nostro Console Generale, Giovanni Davoli, nel suo comunicato ha cercato di rassicurare i nostri pensionati, di tranquillizzarli, di informarli e di orientarli. Non con gran successo, se ci atteniamo alle numerose telefonate ricevute in Redazione. Ma, obiettivamente, non poteva fare altro.

Nel comunicato pubblicato su queste stesse pagine pochi giorni fa, il Console Generale Davoli, dopo aver assicurato la piena disposizione degli uffici consolari ad assistere e ad orientare i connazionali, ha spiegato che quelli “già in tal senso avvisati con lettera loro diretta, che non riceveranno la rata di maggio presso gli uffici di Italcambio, potranno ritirarla presso la Western Union”. Ed ha precisato che “si tratta di una misura temporanea e tesa unicamente a verificare l’esistenza in vita” per poi sottolineare che il provvedimento “riguarda solo i pensionati che dal 2 settembre 2010 non hanno più fornito tale certificazione e che ricevono la loro pensione su base mensile; nel mese di luglio, tale misura interesserà coloro che ricevono la pensione su base semestrale”. Quindi ha assicurato che “per tutti i successivi pagamenti, gli interessati potranno tornare a riscuotere presso Italcambio, se non indicheranno modalità diverse”.


Purtroppo, però, come ha potuto constatare la “Voce” c’è ancora tanta confusione; confusione che non si può addebitare ai nostri pensionati. Infatti, vuoi per responsabilità dell’Inps, vuoi per l’inefficienza delle poste italiane e di quelle venezolane, sono pochi i connazionali – per non dire quasi nessuno – che hanno ricevuto la lettera a cui fa riferimento il Console Generale. Così i pensionati interessati dal provvedimento ne sono venuti a conoscenza solo quando, come di consueto, si sono recati da Italcambio per riscuotere il loro vitalizio. La sorpresa, quindi, è stata grande. E, dopo un primo attimo di smarrimento, sono subentrati l’ansia, la preoccupazione ed un sentimento di frustrazione.


La stragrande maggioranza dei pensionati, proprio perchè pensionati, vivono alla giornata. Molti di essi arrivano a fine mese senza una lira e ripongono le loro speranze nei pochi soldi che ricevono dall’Inps – a volte somme irrilevanti – per tirare avanti non senza tante privazioni. In America Latina in particolare, poi, la carenza di adeguate strutture pubbliche sanitarie, di un sistema di assistenza sociale che assicuri medicine e visite mediche gratuite sommate ad una profonda crisi economica che si manifesta soprattutto attraverso un incremento sproporzionato dell’inflazione, rende l’esistenza dei pensionati assai più precaria di quanto possa pensarsi. Per loro anche il solo ritardo di un giorno nel ricevere quel che gli spetta di diritto crea situazioni di malessere e di difficoltà.


Inoltre, e questo è bene sottolinearlo, la condizione “sine qua non” perchè i pensionati possano ricevere il loro vitalizio, è quella di recarsi personalmente agli uffici della Western Union. Ma non tutti sono in condizione fisiche per farlo. Già alcuni familiari o amici di pensionati, muniti delle rispettive deleghe, sono stati rimandati indietro. Solo qualcuno, dopo tanta insistenza e grazie anche alla sensibilità di qualche impiegato della Western Union, ha ricevuto la rata. Allora qui è doverosa una riflessione. Cosa accadrà con quei pensionati che, per ragioni di salute e per la loro età, non potranno reclamare personalmente la propria retta?
E’ noto, poi, che l’esistenza dei nostri pensionati, molti di essi con limitazioni fisiche dovute all’età avanzata, si svolge in un ambito assai ristretto e con consuetudini assai radicate. Obbligarli a rompere la routine significa creare un clima di ansia, di agitazione, di angoscia che non giova certo alla loro salute. I dirigenti dell’Inps ne sono certamente al corrente. Quindi, al momento dei controlli periodici, che pure sono necessari e vanno fatti, bene farebbero ad individuare strutture già conosciute dai pensionati e che hanno radici profonde nelle nostre comunità. Ce ne sono tante. Ad esempio, i patronati, tanto per menzionarne una, che già assistono i pensionati e che attraverso gli anni hanno dimostratro di realizzare un eccellente lavoro.

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