ECONOMIA

Svimez: Italia a due velocità, il Nord da solo non regge

Pubblicato il 30 maggio 2011 da redazione

ROMA – A 150 anni dall’Unità nazionale, l’Italia rimane un Paese a due velocità. Dal 1861 al 2010 il Pil del Mezzogiorno, a prezzi costanti, è cresciuto di 18 volte, anche grazie agli interventi degli anni ‘60. Ma allo stesso tempo anche il divario con il Centro-Nord è aumentato, soprattutto a causa della carenza di occupazione. Lo rivela il volume ‘’150 anni di statistiche italiane: Nord e Sud 1861-2011’’, edito da Il Mulino e presentato oggi alla Camera dall’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, Svimez. Per il presidente di Svimez, Adriano Giannola, non è vero che oggi ‘’c’è un problema di crescita che riguarda soprattutto il Sud’’, mentre da solo il Nord ‘’sarebbe una molla pronta a scattare al primo segno di ripresa: il Mezzogiorno si propone come opportunità strategica del sistema Italia’’.


Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, è convinto che la risoluzione della questione meridionale ‘’non è solo un problema di risorse ma di capacità della classe dirigente’’.
– C’è un vero e proprio stallo nella capacità delle Istituzioni di elaborare strategie complessive e nazionali – denuncia Fini secondo il quale ‘’il ritardo di sviluppo del Sud costituisce uno spreco di potenzialità ormai intollerabile, la rappresentazione più eloquente di una palese inadeguatezza della politica ad affrontare i problemi del Paese’’.


– SUD, sviluppo senza occupazione: Nel 1861 il Pil tra le due Italie era simile, mentre nel 2009 quello del Sud risultava pari solo al 59% del Centro-Nord. Secondo Svimez, la causa principale del divario è la carenza di occupazione: nel 1951 il tasso di occupazione del Sud era pari all’81% del Centro-Nord, nel 2009 era fermo al 68,9%. Nel secondo dopoguerra, durante la golden age, il Pil pro capite cresceva ogni anno al Sud quasi come al Centro-Nord (4,6% contro 4,8%) grazie anche agli investimenti industriali statali (aumentati del 7,9% contro il 6,3% del Centro Nord), alle grandi aziende (dal 1951 al 1981 il numero medio di addetti nelle imprese aumenta da 11,6 a 48,7, mentre al Centro-Nord si scende dai 69,6 ai 52,4) e all’operato della Cassa per il Mezzogiorno. E mentre si creavano questi posti di lavoro, dal 1951 al 1974 dal Sud migravano 4,2 milioni di cittadini, attenuando in questo modo gli squilibri di mercato.


– SUD recupera in qualità di vita: Nel 1910 il divario tra Nord e Sud per speranza di vita era molto forte. In Veneto si viveva 4 anni in più che in Campania (47,8 rispetto a 43,6), 8 anni più che in Puglia (47,8 rispetto a 39,2). Nel 1970 la speranza di vita al Sud arrivava invece a 69,9 anni contro i 69 della media nazionale, due anni in piu’ del Nord-Ovest (68).


– MIGLIORA il livello d’istruzione, con sorpasso finale: Nel 1861 gli analfabeti al Sud erano l’87% della popolazione, contro il 67% del Centro-Nord. Nel 1951 erano scesi al 24,4%. Quanto al tasso di scolarizzazione, la rincorsa ha fatto addirittura segnare un sorpasso: nel 2009 il tasso di iscrizione all’Universita’ era del 33,5% al Sud e del 33,1% al Centro-Nord (nel 2009 51,5% contro 42%). Guardando agli anni di istruzione pro capite, la differenza tra Mezzogiorno e Centro-Nord nel 2010 si era ridotta a mezzo punto percentuale (9,6 anni contro 10,1).


– FERROVIE, una situazione altalenante: Nel 1861 in tutto il Mezzogiorno i km di ferrovie erano soltanto 184, contro i 2.336 del Centro-Nord. Nel 1912 erano aumentati di 5 volte al Centro-Nord (10.274) e di 70 al Sud (7.101 km). Nel 1938 il Sud superava il Nord (76,8 km rispetto a 73,7 su mille km di superficie), mentre nel 1958 la situazione era di pareggio (71 km contro 72,1). Nel 2009, infine, i km erano al Centro-Nord 10.895 (61,1 su mille di superficie), al Sud 5.731 (46,6 km ogni 1.000).

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