85 civili uccisi in raid Nato. Alleanza: nessuna prova

TRIPOLI – Ottantacinque civili uccisi in un raid della Nato sul villaggio di Majar, vicino a Zliten, 150 chilometri a est della capitale. E’ questa l’accusa rivolta dal regime di Tripoli all’Alleanza Atlantica, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa ufficiale ‘Jana’.

Tra le vittime, denuncia il regime di Muammar Gheddafi, ci sono donne, bambini e anziani appartenenti a una ventina di famiglie. Per questo, riferisce sempre la ‘Jana’, il governo ha proclamato tre giorni di lutto. Anche la televisione di Stato denuncia il raid Nato su Majar, mostrando i corpi carbonizzati delle vittime. Secondo l’emittente di Tripoli, almeno tre bambini di età inferiore ai dieci anni sono stati uccisi dalle bombe lanciate dall’Alleanza Atlantica. Diffuse anche le immagini di donne e bambini ricoverati in ospedale per le ferite riportate.

Immediata la replica della Nato. L’Alleanza non ha “nessuna prova” di civili rimasti uccisi negli attacchi condotti a Zliten contro obiettivi militari. E’ quanto ha affermato il portavoce delle operazioni Nato in Libia, il colonnello Roland Lavoie.

La Nato, informa ancora il colonnello Roland Lavoie, “osserva” una “sempre maggiore incapacità” da parte del regime libico di condurre azioni e attacchi. Il portavoce non ha però voluto fornire cifre sulla riduzione effettiva delle capacità delle forze pro Gheddafi. Quindi, ha osservato, “senza saltare a conclusioni affrettate, osserviamo che le forze di Gheddafi si sono ritirate da diversi fronti nel corso di questa settimana”.
Oggi, ha annunciato la portavoce della Nato Carmen Romero, si terrà il Consiglio Atlantico a livello di ambasciatori per fare il punto della situazione sulla missione in Libia.

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