PRESIDENTE

Immigrati, Napolitano: “I figli nati qui sono italiani”

Pubblicato il 22 novembre 2011 da redazione

Roma – ‘’E’ una assurdità e una follia che dei bambini nati in Italia non diventino italiani. Non viene riconosciuto loro un diritto fondamentale’’. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a proposito della possibilità che il Parlamento torni ad esaminare la questione della cittadinanza italiana per i figli nati in Italia degli immigrati.


Per il Parlamento, ha quindi osservato il capo dello Stato durante l’incontro con la federazione delle chiese evangeliche al Quirinale, ‘’si apre un campo di iniziative maggiore che in passato’’.


Quanto alla nuova situazione politica, il presidente della Repubblica ha osservato:
– Non credo che il mare tempestoso sia improvvisamente diventato una tavola: avremo ancora del mare ancora un po’ increspato e mosso. Ma ci sono le condizioni per il confronto tra gli schieramenti politici nel quadro della nuova situazione di governo resasi necessaria.


Di diverso segno le reazioni del mondo politico alle parole di Napolitano sulla cittadinanza ai figli di stranieri. Pier Ferdinando Casini dichiara di “condividere pienamente” l’appello del presidente della Repubblica.
Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, invita ‘’a legiferare con urgenza”. Quindi ricorda che ‘’sin dal marzo scorso, il gruppo del Pd ha presentato una proposta di legge stralcio, a prima firma Bressa, dalle norme complessive sulla cittadinanza riguardante soltanto i diritti dei bambini nati in Italia”.


– In attesa che il necessario ridisegno delle norme relative ai diritti degli immigrati trovi una intesa sufficiente per essere affrontato positivamente, noi crediamo che la norma stralcio su cui, ad eccezione della Lega, vi è sempre stata una larga condivisione di tutte le altre forze politiche, potrebbe essere approvata in aula alla Camera prima di Natale – ha concluso l’esponente del Pd.


Condivide l’appello del capo dello Stato anche l’Idv.


– Dare la cittadinanza italiana ai minori nati in Italia è una vera priorità sociale, oltre che una norma di buonsenso e civiltà – ha detto il presidente dei deputati di Idv Massimo Donadi.


Sì anche da Sel.


– Ora la politica e le Istituzioni passino dalle parole ai fatti – è l’invito di Nichi Vendola.


Giuseppe Consolo, deputato di Fli, chiede “una doverosa revisione della legge sulla cittadinanza con l’apertura di un iter veloce di riconoscimento affinché questi bambini non debbano sentirsi più ‘cittadini di serie B’, ma solo quello che sono già: italiani a tutti gli effetti.


Frena il Pdl.


– Non si possono affrontare le leggi sulla cittadinanza a spallate e con semplificazioni che francamente rischiano di complicare e non di semplificare la vicenda – ha dichiarato Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato. Il capogruppo Pdl alla Camera ricorda che “la priorità riguarda i temi economici che devono concentrare l’attenzione delle Camere di qui a fine anno”.


– Comunque sul tema della cittadinanza esistono varie posizioni, tra cui quella nel nostro gruppo di Souad Sbai – ha detto Fabrizio Cicchitto.


Sul piede di guerra il Carroccio.


– La Lega è pronta a fare le barricate in Parlamento e nelle piazze – avverte Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega nord -. E non vorrei che questa idea altro non sia che il ‘cavallo di Troia’ che, utilizzando l’immagine dei ‘poveri bambini’, punti invece ad arrivare a dare il voto agli immigrati prima del tempo previsto dalla legge….


Per Roberto Maroni, intervenire sullo status dei bambini di origine straniera e introdurre il principio dello ‘ius soli’ “è uno stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione”. Se il Parlamento decidesse di procedere su questa strada “ciò vorrebbe dire – ha detto l’ex ministro dell’Interno ai microfoni di Radio Padania – che la prossima ondata migratoria, in arrivo dal Nord Africa si tradurrebbe in “decine, centinaia di migliaia di cittadini italia ni. Riconoscere la cittadinanza solo perché nati qua, sarebbe una calamita per chi vive in altri Paesi.


Interviene anche il neo ministro della Cooperazione Internazionale e dell’Integrazione Andrea Riccardi. “Ha ragione il Presidente Napolitano quando parla di ‘nuovi cittadini italiani’. I nati in Italia ancora giuridicamente stranieri superano il mezzo milione e complessivamente i minori residenti in Italia sono quasi un milione. Senza questi ragazzi il nostro Paese sarebbe decisamente più vecchio e avrebbe minore capacità di sviluppo”, scrive Riccardi in un articolo sul prossimo numero di Famiglia Cristiana.


“Bene Napolitano, il tema è centrale”


FIUGGI – “Accogliamo con grande favore le parole di Napolitano, il tema della cittadinanza è un tema centrale che noi stiamo cercando di portare ormai da anni all’attenzione della politica’’. Lo afferma il responsabile Caritas per l’Immigrazione, Olivero Forti, commentando le parole del capo dello Stato. Alla domanda se la riforma della cittadinanza sia un tema che debba entrare nell’agenda del nuovo governo, Forti replica:


– Io credo che il richiamo di Napolitano vada proprio in questa direzione, cioè chiedere a questo governo, anche al di là del fatto che sia un governo cosiddetto di emergenza o tecnico e nonostante che il tema della cittadinanza sia un tema squisitamente politico, di avviare tutto quel lavoro che dovrà portare in qualche modo il tema ad essere discusso in Parlamento in quei toni che devono essere civili e non di barricate come è stato fino ad oggi e come purtroppo la reazione della Lega continua ad essere, facendone un argomento fortemente strumentalizzato.


Forti ricorda:


– Sappiamo esserci stati già dei percorsi, ci sono delle proposte di legge che giacciono in Parlamento ma rispetto alle quali non si è mai giunti effettivamente ad una legge di riforma della ‘91-92 che è quella che attualmente regola e disciplina la materia della cittadinanza ma che è assolutamente anacronistica nella misura in cui è ancora plasmata sul cosiddetto ‘ius sanguinis’ e non sullo ‘ius soli’, che è quello che noi invece auspichiamo, ovvero il collegamento diretto della persona che nasce sul territorio italiano, con il Paese Italia. Oggi – conclude – il minore che nasce in Italia da genitori stranieri non è italiano condizione in cui si trovano centinaia di migliaia di bambini data una presenza straniera sul nostro territorio che ammonta a 5 milioni di persone.

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