Prandelli vara un’Italia sperimentale

GENOVA – Balotelli a casa in punizione, Cassano sul campo del Ferraris ma da visitatore. Non è solo per l’assenza dei due enfant prodige o terrible, a seconda dei momenti, se Cesare Prandelli cerca un’altra Italia nell’ultima amichevole prima del via alla missione Europei.

Oggi gli azzurri affrontano gli Stati Uniti di Jurgen Klinsmann, e per il ct azzurro lo scopo è sperimentare, mettere sotto esame seconde e terze linee e cominciare la lunga marcia per conquistarsi una piccola fetta di paradiso.

“Finora questa nazionale è sopportata”, dice amareggiato il commissario tecnico della rinascita post Mondiale, dopo aver lamentato l’indifferenza dei club alla richiesta di aiuto (in forma di stage) e gli scetticismi sul suo codice etico.

“E’ uno strano sfasamento: avverto la simpatia della gente per strada, ma anche un clima di sopportazione attorno. Siamo tenaci, prima o poi sfonderemo questo muro…”. Anche a costo di qualche no scomodo, che lo costringe a ricostruire da capo un’idea di nazionale. “In questi giorni abbiamo fatto confusione tra etica e comportamenti – precisa, tornando sul turno di stop imposto allo squalificato Balotelli – Ma quale intransigente, io non lo sono per nulla… chiedo solo il rispetto delle regole. Mario è un grande, uno che può decidere le partite. Ma otto giornate di squalifica in Premier sono troppe, deve imparare a gestirsi. Chi provoca è un mediocre, se lui davvero è grande non reagisca. Le regole esistono in qualsiasi famiglia: io dico, date delle regole ai vostri figli. Verrà anche il giorno di discuterle, ma bisogna sapere dire dei no”.

La conseguenza, per la sua Italia, è un reparto di attacco “da ricostruire”, viste le contemporanee assenze per infortunio di Cassano e Rossi. Oggi contro gli americani altro esperimento, Giovinco in coppia con Matri. Così come al centro della difesa esordirà dal primo minuto Ogbonna, e a centrocampo ci sarà spazio da subito per Nocerino. De Rossi a riposo ma stavolta non per ritardo (“mi ha chiesto a che ora fosse la riunione tecnica..”), subentrerà nella ripresa. E un po’ di spazio ci sarà anche per Borini. “Voglio vedere se le seconde e le terze scelte sono in grado di fornirmi alternative valide, anche se io i miei 11 titolari li ho in mente”, ammette candidamente Prandelli preannunciando che d’ora in poi rinuncerà al bon ton di svelare alla vigilia la formazione titolare.

Per l’Europeo c’é ancora tempo ma la fase due è cominciata. “A quell’appuntamento dovremo arrivare forti sul piano tecnico e psicologico: dipenderà da noi, dipenderà da chi ci vuole aiutare: se tutti insieme supereremo le nostre fragilità – l’appello del tecnico – potremo diventare davvero forti”.

Con quale Italia, non è però ancora possibile saperlo se come ricordato c’é tempo per aspettare fino all’ultimo Cassano e Rossi e una porticina resta aperta anche per Di Natale. “Ho in mente anche qualche novità, rispolverare il trequartista, ma vedremo”, la butta lì Prandelli, confermando di non voler chiudere il suo cantiere azzurro. Unico punto fermo, un’Italia diversa nel cuore, nella quale “si può vincere anche essendo leali”. Al punto che fa strano sentire un cronista francese chiedere se lui, Prandelli, avrebbe dato la fascia di capitano a Mexes fresco di squalifica: “Non entro nelle scelte degli altri. Da noi non sarebbe venuto…”. Almeno gli enfant terrible, meglio lasciarli agli altri.

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