La catastrofe della «certificazione in vita» tra i pensionati

Pubblicato il 01 marzo 2012 da redazione

ROMA – Sono più di 400mila i pensionati italiani nel mondo in “gravi difficoltà” a causa della nuova campagna di certificazione dell’esistenza in vita avviata dall’Inps. Una campagna con diverse ombre, come ha ammesso anche il dirigente Inps Salvatore Ponticelli intervenendo alla riunione della II Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del Cgie. E come ha spiegato alla Farnesina Maria Rosa Arona, che ha illustrato ai colleghi riuniti in Plenaria la relazione della sua Commissione.
Per quest’ultima il problema vero non sta nel fatto che si sia deciso di avviare la certificazione, bensì negli “strumenti” che la Citibank, la nuova banca che gestisce i pagamenti Inps all’estero, ha scelto di usare e che hanno rilevato le stesse problematiche in ben 120 Paesi nel mondo: dalle omissioni o le informazioni errate nella modulistica ai ritardi nell’invio dei plichi, che di fatto ad oggi molti pensionati non hanno ancora ricevuto – e per questo che Arona ha presentato un apposito ordine del giorno, approvato dall’Assemblea, per prorogare di un mese, al 2 maggio, il termine ultimo di consegna della certificazione -; dalla “onerosità” della certificazione stessa che è “a carico del pensionato” alle lettere di sollecito che “creano confusione e disagio” tra gli anziani sino alle “raccapriccianti” lungaggini burocratiche dell’Istituto di previdenza.
Più grave ancora è per Arona che molti pensionati, a causa della “errata trasmissione dei dati dall’Inps a Citibank”, non abbiano ricevuto la rata della pensione di febbraio. Un problema che si aggrava ulteriormente in Sud Africa, dove oltre 250 italiani, “senza previo avviso e senza motivazione”, non ricevono la pensione dal mese di gennaio.
Un’altra questione sollevata dalla II Commissione e posta all’attenzione della Plenaria è stata quella della Western Union, agenzia presso la quale è possibile riscuotere le pensioni all’estero, ma che non riconoscere le deleghe alla riscossione legalizzate dai consolati.
Quanto all’assistenza, Maria Rosa Arona e i colleghi consiglieri hanno denunciato “con forza” i tagli “sistematici” delle risorse che arrivano ad oggi all’80% rispetto a quanto erogato nel 2008. Una scelta “politica”, che, ha sottolineato Arona, “rischia di lacerare il vincolo dell’Italia con la sua comunità all’estero”. Per evitare che ciò accada, la Commissione ha chiesto al Ministero degli Esteri di poter accedere alla “rendicontazione della distribuzione delle risorse” alla “allocazione della spesa” per l’assistenza.
Per la verità il Cgie si sarebbe dovuto coinvolgere già prima. “Inps e Citibank si sono sedute al tavolo senza che al tavolo ci fosse seduta una rappresentanza dei pensionati italiani all’estero” ed oggi, ha riflettuto in un appassionato intervento il consigliere Gianfranco Segoloni, è troppo tardi per evitare quei “macchiavellismi da azzeccagarbugli” con cui i pensionati italiani all’estero si trovare a dover fare i conti.
Più ottimista il consigliere Paolo Castellani, per il quale nonostante il momento difficile i contributi, se pur insufficienti, sono stati erogati. Di tono decisamente opposto è stato l’intervento di Riccardo Pinna, che ha potuto partecipare alla riunione della II Commissione in forza della grave situazione in atto nel suo Paese, il Sud Africa, dove a suo dire il numero degli italiani che aspettano la pensione dal mese di gennaio varia tra i 350 ed i 500.

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