Il ‘metodo Boffo’ nel Centro Italiano Venezolano

Pubblicato il 18 marzo 2012 da Mauro Bafile

E’ una strategia assai comune in politica. E non solo. La si potrebbe riassumere con una semplice frase: “getta fango che qualcosa resta”. Chiacchiere, maldicenze e pettegolezzi a volte anche in apparenza ben documentati. Insomma, quel che basta per creare dubbi ed incrinare la reputazione dell’avversario.
In Italia, questa maniera biasimevole di agire è stata recentemente battezzata col nome di “Metodo Boffo” in ricordo di una delle sue vittime “eccellenti”, Dino Boffo, allora direttore dell’Avvenire che aveva pubblicato una serie di articoli fortemente critici nei riguardi dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi. Venne alla luce un vergognoso dossier con forti accuse verso Boffo attaccandolo nella sfera privata, accuse tanto gravi quanto infondate ma che sul momento ottennero l’obiettivo perseguito: l’allontanamento di Boffo dalla direzione dell’Avvenire. Era l’agosto del 2009. Oggi, per “Metodo Boffo” si intende ogni attività volta a screditare il proprio avversario attraverso semplici e meschine dicerie.
In questi giorni, negli Stati Uniti i candidati repubblicani aspiranti alla “nomination” si combattono non solo a colpi di idee, di programmi e di promesse ma anche, forse soprattutto, a colpi di pettegolezzi.
Pettegolezzi, sia detto fra l’altro, che hanno avuto l’effetto di rinforzare l’immagine del presidente Barack Obama e la sua candidatura.
In passato, non è mancato purtroppo chi, in seno alla nostra Collettivitá, ha ceduto alla tentazione di gettare discredito sul proprio avversario. I danni erano comunque assai contenuti poichè il chiacchiericcio era affidato al solito “passaparola”. Le circostanze oggi sono altre. Le nuove tecnologie hanno un effetto moltiplicatore pressoché illimitato. Sms, pin, e-mail. Strumenti che fanno da eco a quei colpi bassi che non risparmia chi è povero di idee o argomenti e preferisce affidare le sue battaglie al “Metodo Boffo” e all’effetto esponenziale che esso assume quando entra nella ‘rete’. A farne le spese, qualche anno fa, fu la nostra candidata al parlamento italiano, poi vittima di brogli elettorali. Oggi lo sono i candidati a presiedere l’esecutivo del Centro Italiano Venezolano di Caracas.
A dir la verità, la campagna elettorale per il rinnovo dell’attuale esecutivo del Civ non è ancora ufficialmente cominciata. Non cosí quella di discredito nei confronti di liste e aspiranti alla presidenza. Sono tante le difficoltà che oggi deve superare il nostro sodalizio. Sono problemi comuni a tutti i nostri clubs e associazioni sparsi qua e lá per il Venezuela. E per risolverli sono necessari dibattiti sereni, proposte, programmi, una buona dose di creatività e tanta buona volontà. Sono difficoltà che vanno superate senza gravare economicamente sul socio, in un momento particolarmente difficile per il paese e per le famiglie. E’ per questo che il confronto di idee diventa più che mai necessario. Gettare fango sui candidati non aiuta all’evolversi di una campagna elettorale serena in cui si dovrebbe discutere di piú sul da fare e molto di meno sui principi politici dei singoli candidati.
E`per questo che va condannato chi si affida al “Metodo Boffo” e chi lo asseconda. Ma non è meno riprovevole chi poi se ne fa, anche involontariamente, eco. E questi, purtroppo, non sono pochi.

  • Michele Castelli

    Caro Mauro, condivido in tutto e per tutto l’articolo. È vero che anche tra i nostri fondatori non mancavano parole forti per difendere i propri punti di vista sul Centro e i suoi obiettivi, ma era sempre nel rispetto dell’altro, mai diffondendo false dicerie che lesionassero la dignità dell’avversario. Ora invece, da qualche tempo, sembra un diporto calunniare gratuitamente. È forse la dimostrazione palese che tanti cervellini sono in tilt e per mancanza di idee per il confronto si aggrappano alle canagliate che diventano ancora più deleterie perché anonime. Il Centro Italiano Venezolano è la seconda casa di molti di noi e per questo va protetto contro i denigratori. Un vaccino efficacissimo, secondo me, è continuare a emarginare i francotiratori sufficientemente identificati dai frequentatori del sodalizio.

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