Referendum per stop a finanziamento partiti

ROMA – Un referendum per abrogare i rimborsi elettorali. E’ la proposta annunciata ieri dall’Italia dei valori alla luce della vicenda Lusi e della mancanza di una legge che regoli l’uso dei finanziamenti pubblici alla politica.
– Se il Parlamento dovesse rinsavire abbiamo anche presentato una proposta di legge – ha detto il portavoce Leoluca Orlando in una conferenza stampa a Montecitorio – ma poichè non crediamo che ciò avverrà, presenteremo a giorni in cassazione un quesito referendario che chiede l’abrogazione dei rimborsi elettorali.
Afferma Massimo Donati, capogruppo alla Camera:
– Negli ultimi 10 anni i partiti hanno ricevuto 2 miliardi di euro ma li hanno gestiti senza alcun obbligo legale, senza dover dimostrare come li hanno spesi perchè non esiste una legge che li obbliga a farlo. Se quello di Lusi è l’unico caso di appropriazione indebita sarebbe un miracolo visto che non esiste un organo che controlli le spese dei partiti. In queste condizioni non si può andare avanti perciò l’unica via resta l’accetta del referendum.
La politica e i partiti vivono “un momento di difficoltà quanto sta succedendo a tutti i livelli dimostra che esiste un sistema surrettizio di finanziamento e poichè nessuno vuol fare una legge non ci resta che lo strumento referendario”, ha aggiunto Felice Belisario, capogruppo al Senato.
– Non vogliamo fare i ‘pierini’ – ha detto – ma questa materia, nonostante sia richiesta fortemente dall’opinione pubblica è stata totalmente espunta dal tavolo delle riforme e noi vogliamo colmare questo vuoto.
Donadi ha spiegato che esiste un dubbio normativo da chiarire sulla raccolta delle firme, perchè secondo un’interpretazione questa non si può svolgere un anno prima delle elezioni, secondo un’altra il divieto riguarda l’anno solare, a prescindere da questo “noi garantiamo che raccoglieremo tutte le firme necessarie e nel 2014 si terrà il referendum. La politica ha due anni di tempo per un sussulto di dignità per dar vita ad un finanziamento decente e dentro la legalità, altrimenti c’è la ghigliottina del voto popolare”.

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