Italia ed India: diplomazie a confronto

Pubblicato il 20 marzo 2012 da redazione

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri del battaglione San Marco, lo scorso febbraio mentre erano in servizio di scorta a bordo della petroliera Enrica Lexie, hanno sparato contro un gruppo di assalitori. L’India sostiene invece che avrebbero assassinato due pescatori locali. Sbarcati dalla nave, battente bandiera italiana, sono stati arrestati: rischiano ora un processo e la condanna a morte. Secondo le autorità indiane, infatti, l’episodio sarebbe avvenuto nelle loro acque territoriali. Il resoconto fornito dal personale dell’Enrica Lexie indica al contrario che i fatti si sarebbero svolti in acque internazionali, motivo in base al quale Latorre e Girone, attualmente in carcere a Kollam, dovrebbero essere processati in patria.
La vicenda dei due marò accusati di omicidio ha aperto una stagione decisamente complessa nel quadro delle relazioni diplomatiche tra Italia ed India, nonostante gli sforzi profusi dai rappresentanti di entrambi i Paesi nel tentativo di abbassare i toni attorno a quanto accaduto.
«Un incidente molto sfortunato» che «non deve però danneggiare le relazioni fra Italia ed India». Queste le parole di Oommen Chandy, il più importante esponente dello stato del Kerala, la porzione di territorio presso la quale hanno avuto luogo i fatti. Ricevendo gli inviati italiani, il politico ha ripetuto che «tutto si può fare», malgrado sia necessario rimanere «all’interno del processo giudiziario indiano». Il Ministro degli Esteri Somanahalli Mallaiah Krishna ha a sua volta ribadito che si tratta di «una questione di legge del nostro Paese e speriamo che i giudici trovino una soluzione a questo problema».
Non si è fatta attendere ovviamente la replica del Titolare della Farnesina, Giulio Terzi, che ha sottolineato il ruolo potenzialmente determinante dell’Unione Europea. «Confido su un’azione attiva e su una voce autorevole della UE anche nei confronti delle autorità indiane». In occasione di una riunione informale dei Ministri degli Esteri tenutasi a Copenaghen alcune settimane fa, Terzi ha incontrato Catherine Ashton, Alto Rappresentante della politica estera europea, ed ha dichiarato di essersi «soffermato in dettaglio su quanto avvenuto in India e sul fatto che due militari italiani sono oggetto di misura detentiva e sono attualmente in carcere». La questione sollevata riguarda tutta l’Unione Europea. «È fondamentale che il principio di libertà di navigazione sia tutelato e ci sia la tutela delle navi che battono bandiera nazionale».
Le notizie che giungono dal fronte giudiziario sono tuttavia poco rassicuranti ed i tempi di risoluzione della vicenda si allungano ancora. La carcerazione preventiva, linea che continua a prevalere sulla concessione del fermo di polizia (richiesta dalla difesa dei due militari italiani), è stata estesa per altri 14 giorni su ordine del magistrato. Presenti all’udienza, accanto ai due soldati, anche il Console Generale di Mumbai, Giampaolo Cutillo, l’Addetto Militare dell’Ambasciata di Nuova Delhi, Franco Favre, ed alcuni funzionari della Marina.
Uno scenario già di per sé estremamente delicato, reso ancor più complesso dal recente rapimento di due turisti italiani operato da un gruppo di guerriglieri maoisti nello Stato indiano dell’Orissa. Paolo Bosusco e Claudio Colangelo sarebbero accusati di una pratica che qualcuno ha definito con una certa esagerazione “safari umano”, cioè l’attività di fotografare riti ed abitudini locali, in qualche caso anche con taluni eccessi. I maoisti lo segnalano espressamente come uno dei motivi del rapimento: «Abbiamo arrestato due turisti italiani che, come centinaia di turisti stranieri, trattano le popolazioni locali come scimmie».
Il Presidente del Consiglio Mario Monti è informato costantemente sulla vicenda: «Sono in contatto con il ministro degli Esteri Giulio Terzi che sta seguendo la situazione, attraverso le strutture del ministero, in contatto con l’India in tempo reale, minuto per minuto, e mi tiene informato». «Il Console italiano a Calcutta, Joel Melchiori, arrivato a Bhubaneswar, ha mostrato ottimismo: «Speriamo che i rapitori accettino l’appello del governatore per rilasciare gli ostaggi».
Indicativa è la dichiarazione del portavoce del Ministero degli Esteri Indiano che ha espressamente sottolineato che «l’India tiene l’Italia costantemente informata degli sforzi che il governo di Orissa sta facendo per il rilascio dei due italiani rapiti». Dietro la parola “sforzi” sembra celarsi infatti tutto il grado di difficoltà del negoziato in corso con il gruppo maoista. Quasi a voler dire che il nostro Paese non possa pretendere nient’altro. Nessun collegamento diretto dunque con il caso dei due marò, ma il rischio forte è che sia proprio quella trattativa a subire una battuta d’arresto. Il timore della diplomazia e degli uomini dell’intelligence è che gli indiani non siano più disponibili ad ascoltare le nostre richieste su quella vicenda, dopo essere eventualmente stati costretti a cedere ad alcune condizioni poste dai sequestratori. La paura forte è che facciano di tutto per risolvere la questione interna, consapevoli di poter poi rivendicare a livello internazionale la propria sovranità nel processo contro i due soldati della marina militare. E facciano così valere le proprie ragioni di fronte alle “pressioni” esercitate dall’Unione Europea e da altri Stati ai quali l’Italia ha chiesto aiuto.
lucamarfe@yahoo.it

Luca Marfé

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