MY WAY: Le due ruote e i quattro anelli

Quando cerchiamo di stabilire il valore di qualcosa, dobbiamo sempre circostanziarlo in un ambito relativo e misurabile. E’ fondamentale stabilire qual è l’unità di misura che scegliamo, per poter dare un valore ad un oggetto. Un anello con un diamante, ad esempio, ha un valore più alto di un anello d’argento, poiché le sue caratteristiche intrinseche fanno sì che il diamante sia il minerale con il più alto indice di durezza esistente al mondo. Può capitare, però, che se fosse chiesto ad una nonna di scambiare un semplice disegnino regalatole dalla nipotina con il più bello dei diamanti, probabilmente la donna rinuncerebbe a tale proposta. Questo perché il valore affettivo di quel semplice pezzo di carta ha un ‘peso’ maggiore, tanto da essere considerato un bene quasi inestimabile per l’anziana signora.
Lo stesso discorso vale per un contesto industriale, quando si cerca di valutare un’azienda. Certo, per questo esiste la Borsa, che stabilisce il valore di mercato di un’azienda, ma non è sempre così facile fare tale valutazione. Questo perché, il valore di una società è rappresentato non solo dal fatturato, da quanto vende, ma anche da fattori ‘intangibili’, che sono parte integrante del patrimonio di una società. Ad esempio, un’automobile Ferrari non ha valore solo perché ha un ottimo motore e un bel design, ma perché rappresenta un marchio che trasmette tutt’oggi quei valori di eccellenza, di qualità e di passione che furono tipici del suo omonimo fondatore modenese.
In queste settimane si parla tanto di un’importante questione che concerne il mondo dell’industria, amplificata dalla forte eco mediatica: la possibile acquisizione da parte della casa automobilistica tedesca Audi della storia azienda bolognese Ducati, produttrice di motociclette. Il fatto che si tratti di un marchio storico e mitico, che identifica l’universalmente famoso e lodato ‘Made in Italy’, ha sollevato polemiche sensate e non sull’argomento. Personalmente, non considero negativo un eventuale trasloco della Rossa da Borgo Panigale alla Germania, né per l’Italia, né per la Ducati stessa. A pensarci bene, la Fiat sta aumentando sempre di più la propria partecipazione nel colosso americano Chrysler e non credo che negli Stati Uniti stiano soffrendo per questo, tutt’altro: sono lieti di avere avuto una società in grado di rianimarla, conservando i posti di lavoro negli USA e facendo aumentare in un tempo relativamente breve le vendite. In sostanza resterà il marchio Chrysler come prima, solo che a guidare l’automobile ci sarà un manager abruzzese al posto di un americano: evidentemente, conoscendo il cinico pragmatismo a stelle e strisce, questo signore italo-canadese deve essere un buon pilota!
Il vero auspicio è che l’Italia continui a puntare sulle proprie eccellenze e, con ciò, cerco di spiegarmi meglio. I famosi e tanto apprezzati marchi italiani, da Ferrari ad Armani, da Ferrero alla Barilla, fino ad arrivare alle cravatte di Marinella sono, in realtà, il frutto della vera risorsa dell’Italia: quel bagaglio di arte, di storia, di cultura, di tradizione, di spirito d’abnegazione, che permette a tutto il ‘Made in Italy’ di primeggiare in materia di qualità, innovazione, originalità ed unicità: è questo che rende unico ed inimitabile il prodotto italiano. Da ciò deriva, questo sì, l’esigenza che in Italia si punti moltissimo sulla ricerca e sviluppo, sull’innovazione e sulla creatività, investendo in educazione, finanziando le scuole professionali, le università e la cultura in genere. Considero, infatti, che a parità di livello di educazione, un giovane italiano parta già con un grosso vantaggio, conferitogli dal Paese in cui cresce, ‘naturalmente’ così ricco di storia, di arte e di bellezza dal valore inestimabile, caratteristiche, queste, che contribuiscono in modo decisivo a dare quella maggiore competitività di cui tanto si parla al giorno d’oggi.
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Andrea De Vizio