Lavoro: i nodi sul tappeto

Pubblicato il 25 marzo 2012 da redazione

ROMA – Dalla possibilità di inserire l’opzione del reintegro al lavoro per i licenziamenti individuali effettuati per ragioni economiche, alla scelta se estendere le novità anche ai dipendenti pubblici. Dall’introduzione di un rito abbreviato per le cause di lavoro alla definizione dell’ambito in cui applicare la stretta sulle partite Iva con un solo committente. Sono questi alcuni dei nodi che, nonostante il via libera del Consiglio dei Ministri, dovranno essere affrontati nell’iter parlamentare per il varo definitivo della riforma sul mercato del lavoro.
– LA STESURA DEL TESTO: Il consiglio dei ministri ha per ora approvato solo le linee guida, anche se molto nel dettaglio, della riforma del lavoro. Parte ora il lavoro di stesura del testo. E, visto anche il confronto ‘’franco’’ che ha caratterizzato su alcuni punti il Consiglio dei Ministri, non è escluso che il lavoro sia più complesso di quanto si possa credere. In particolare sarà necessario decidere su quali punti, invece che riportare una norma dettagliata ci si affiderà ad una richiesta di delega.
– I TEMPI: Come in tutte le riforme il tempo non è una variabile indipendente. L’obiettivo del governo è di approvare il testo definitivamente prima dell’estate. Per questo è necessario richiedere una ‘’corsia veloce’’: l’ipotesi è quella di considerare la riforma un collegato alla legge di Stabilità, una scelta che può essere fatta con il prossimo Def (Documento di Economia e Finanza) che ha sostituito il Dpef e che andrà presentato entro fine aprile.
– ART.18, IL REINTEGRO: La possibilità di prevedere l’opzione del reintegro sul posto di lavoro anche per i licenziamenti illegittimi individuali dovuti a cause economiche è il nodo dei nodi. E’ questo il punto su cui si è consumato lo strappo tra la Cgil e il Governo, ma anche la diversa presa di posizione tra sindacati al tavolo del confronto sulla riforma. Il Pd ha detto chiaramente che questo è un punto su cui chiederà una modifica, ispirandosi al quanto previsto dal modello tedesco che anche nel caso di licenziamenti singoli dovuti a ragioni economiche prevede la possibilità del reintegro. Il premier Mario Monti sul punto appare irremovibile. Così è certamente il tema su cui si surriscalderà la battaglia parlamentare. E’ questo il tema sul quale si attendono il numero maggiore di emendamenti e proposte, come quella già avanzata dal responsabile lavoro del Pd, il sindaco di Torino, Piero Fassino che chiede la creazione di un fondo per aiutare il reinserimento dei lavoratori licenziati con l’art.18.
– CAUSE DI LAVORO RAPIDE: E’ uno dei punti su cui il governo, durante l’ultimo Cdm, ha deciso di fare un approfondimento. Il testo esaminato parla di rito abbreviato. L’ipotesi più probabile è che nel testo definitivo sia prevista una norma di delega che riguardi tutte le procedure giudiziarie relative al lavoro.
– STATALI E ART.18: Sul punto il governo non ha ancora deciso. ‘’Eventuali adeguamenti’’ alle norme della riforma del mercato del lavoro per il settore del lavoro pubblico ‘’saranno domandati a successive fasi di confronto’’. Il ministro Patroni Griffi ha spiegato che bisogna valutare i vincoli della costituzione. Il tema inoltre divide i giuslavoristi: se per il presidente dell’associazione Pino Fontana la riforma non vale per i dipendenti pubblici, per Pietro Ichino basterebbe solo applicarla. Anche i sindacati sono contrari all’estensione delle nuove norme per il settore pubblico, mentre spingono in questo senso i parlamentari della Lega.
– PARTITE IVA: Il testo diffuso dal governo esclude un punto che invece dalle indiscrezioni sembrava assodato: che la stretta sulle partite Iva non si dovesse applicare agli iscritti agli ordini professionali. Questa specifica non è più stata introdotta. Così tutti coloro che rientrano nei due paletti previsti dalla norma (1 – il lavoro a partita Iva dura da più di 6 mesi; 2 – dal lavoro svolto con la partita Iva in monocommittenza il percettore guadagna più del 75% dei propri redditi complessivi) scatta l’assunzione con contratto a tempo indeterminato. Il problema nascerebbe soprattutto per i giornalisti (si pensi ai contrattisti Rai) ma anche per altre categorie, come i geometri, gli architetti, gli avvocati che lavorano soprattutto per un cliente.

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