Vittoria all’ultimo respito per i biancocelesti

ROMA – All’ultimo assalto la Lazio ritrova vittoria e strada per la Champions. E’ il 43’ della ripresa quando Modibo Diakité (secondo centro in serie A), di testa sbuca alle spalle di tutti ed infila Agazzi.
La squadra di Edy Reja resta aggrappata al terzo posto ed aggiunge tre punti importantissimi in classifica, dopo i ko con Bologna e Catania. Anzi, incrementa il vantaggio sul Napoli, fermato sul 2-2 dai siciliani, e sull’Udinese, sabato sera 1-1 a Palermo. E’ obbligatorio raccontare dalla fine questi 90 minuti, perché le emozioni sono tutte sui titoli di coda. Compreso il palo colpito da Candreva al 49’ ed il doppio miracolo di Marchetti un minuto prima, per respingere il tiro di Ekdal e poi fermare il tentativo di tap-in di Astori. Un doppio intervento che vale come un gol dell’ex ed almeno quanto la rete di Diakité, per impegno e generosità il migliore in campo già prima di andare a segno.
Primo tempo a impatto emotivo zero. Complice forse il clima decisamente primaverile, in campo mancano solo coperte e cestini delle vivande per imbandire un picnic sul prato dell’Olimpico. E’ subito evidente (e comprensibile) che al Cagliari il punto iniziale va più che bene.
La squadra di Massimo Ficcadenti si difende in 11 ed attacca in due (Pinilla e Ibarbo, con la sporadica comparsata di qualche centrocampista). Ci si aspetta che sia la Lazio a fare la partita, pungolata dal desiderio di tornare a vincere dopo il blackout seguito al derby. Invece, dopo una trentina di minuti, Rocchi e compagni sembrano aver già esaurito la benzina, soprattutto con Hernanes e Ledesma. E finiscono per adattarsi al tran-tran macinato dal Cagliari, che non ha motivo per esporsi ad inutili rischi. Difficile spiegare ai 20.000 tifosi presenti tanta rilassatezza, ed infatti al rientro negli spogliatoi piovono meritati fischi. A sopire le già scarse emozioni, contribuisce l’arbitro, Sebastiano Peruzzo, ignorando un’uscita a valanga di Marchetti su Ibarbo (22’), fortemente a rischio rigore. Stesso trattamento per lo spintone in area a quattro mani (Ariaudo-Astori) sulla schiena di Rocchi (41’). Serve la scossa e Reja (squalificato, siede in tribuna al fianco del presidente Lotito) ordina il cambio al suo vice, Giovanni Lopez. Mauri (nemmeno uno dei peggiori) non rientra.
La Lazio si affida ai centimetri di Kozak. Si passa al 4-3-1-2. Peccato che di cross per la testa del gigante non ne arrivino. Si continua a macinare scambi stretti a centrocampo, ignorando le fasce. Rocchi prova ad impensierire Agazzi al 4’, ma la parata non è impegnativa. Escono Ibarbo (vittima di brutti fischi dalla Nord) per Ribeiro nel Cagliari e Rocchi per Alfaro nella Lazio.
Il cielo prima azzurro improvvisamente si rabbuia, piovono lampi e fulmini, ma in campo lo spettacolo resta a basso contenuto di emozioni. Alfaro si fa notare al 30’, servito da Konko, quando una sua girata impegna Agazzi a terra. Il Cagliari non ci prova nemmeno più, ormai sente la meta vicina e rinuncia anche al poco che aveva fatto vedere fin lì. Al 35’ finalmente esce un Hernanes mai in partita. Entra Candreva. Il Napoli sta vincendo, il terzo posto è ormai perso. Invece, in una manciata di minuti, cambia tutto. Prima Diakité la butta dentro, poi il Catania pareggia. I punti di vantaggio sui partenopei diventano tre. La corsa per la Champions ha ritrovato una protagonista.