Draghi: «Ci sono segni di stabilizzazione»

ROMA – “L’attacco all’articolo 18 rappresenta un abbassamento dei diritti per tutti i lavoratori, e ancora di più per gli immigrati, che rappresentano l’anello più debole della catena. Gli immigrati oggi in Italia vivono spesso in una condizione di soggezione rispetto alle aziende, quasi in una condizione di assoggettamento”. Così Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil, ha commentato gli effetti della riforma del lavoro del governo sui lavoratori immigrati.
– I nuovi governi in Spagna e Italia – ha detto Draghi intervenendo a Berlino alla riunione annuale dell’associazione bancaria tedesca – hanno mostrato determinazione nell’affrontare le loro doppie sfide fiscali e macroeconomiche. Il governo della Spagna resta impegnato a portare il suo deficit al di sotto del 3% entro il 2013 e a prendere le misure necessarie per assicurare una rapida e sicura transizione verso questo obiettivo dal suo alto deficit del 2011.
Per l’occasione Draghi cita la Schuldenbremse’, la ‘regola d’oro’ ispirata dal governo tedesco, che per primo ha iscritto nella sua costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio. Un meccanismo, poi assorbito a livello europeo nel ‘fiscal compact’ firmato a dicembre cui lo stesso Draghi ha dato il nome, che è un ‘’segnale importante’’ dell’impegno europeo per ridurre debito e deficit. Anche Irlanda e Portogallo – su cui Draghi si sofferma come per rassicurare i mercati che sono tornati a mettere in dubbio i progressi fatti – procedono ‘’in linea’’ con i programmi i risanamenti concordati con l’Europa. E poi c’è il contesto economico: a novembre – dice Draghi alla platea dei banchieri – le prospettive erano ‘’molto fosche’’ per il settore finanziario, molti investitori avevano ‘’poca fiducia’’ nella capacità dell’euro di capovolgere la situazione: le ‘’previsioni catastrofiche erano certamente esagerate’’, ma per riportare la calma ci sono voluti il ‘patto’, l’impegno dei governi a programmi di risanamento senza uccidere la crescita, e il maxi-intervento della Bce con i prestiti ‘Ltro’ da oltre 1.000 miliardi di euro, che, ricorda l’ex governatore di Bankitalia, non sono stati fatti per sostenere i debiti sovrani nè gli utili delle banche’’, ma per prevenire un ‘credit crunch’ che avrebbe potuto minacciare la stabilità dei prezzi’’.
Ribatte, Draghi, alle critiche sui soldi ‘’facili’’ concessi dalla Bce, e risponde ai timori tedeschi per l’inflazione futura: la Bce ‘’è molto attenta nella gestione dei rischi’’ – spiega Draghi pensando alle critiche della Bundesbank – e lo saraà nei confronti dell’inflazione. Anche se al momento ‘’i timidi segnali di stabilizzazione nella crescita dell’offerta di moneta e credito non puntano a maggiori pressioni inflazionistiche nel medio termine’’. Bce, dell’Ue e autorita’ nazionali hanno ‘’ciascuna fatto al propria parte’’, e si puo’ essere ‘’ottimisti, ma ‘’in prospettiva’’ – avverte Draghi – non in assoluto.

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