Bersani unisce il Pd: avanti ma con consenso

ROMA – Sul punto di equilibrio che unisce il sostegno a Monti e le modifiche all’articolo 18, Pier Luigi Bersani riesce a compattare in un voto unanime la direzione del Pd e ad uscire più forte, dopo settimane di divisioni, in vista del voto amministrativo e di un confronto ‘’serio e vero’’ sulla riforma del lavoro. Perchè, pur escludendo crisi di governo, il leader Pd non è disposto a rinunciare a ‘’colmare le lacune’’ della riforma.
– Non sopravvaluterei l’altolà di Monti – afferma -. A lui voglio dire che ci sono le condizioni per andare avanti, il paese è prontissimo ma le riforme si fanno con il dialogo con il paese e con il consenso.
Il clima ‘’da libro cuore’’, secondo l’immagine usata da Massimo D’Alema per descrivere l’atmosfera nella direzione del Pd, è forse un po’ esagerata. Ma certo il Pd si attesta sulla linea indicata da Bersani per riuscire a ottenere modifiche alla riforma del lavoro senza ‘’essere il partito dalle 100 voci’’, polifonia che rischia solo di indebolire l’obiettivo.
– Serve una soluzione giusta ed equa – sostiene il segretario – e noi vogliamo collaborare. Servono le riforme con il consenso perchè questo è un elemento che può dare fiducia ai mercati italiani ed internazionali. Altrimenti – punge Bersani rivolto soprattutto al ministro Fornero – se scioperi e manifestazioni aiutassero, la Grecia avrebbe lo spread allo zero.
Se Bersani riesce a portare sulla sua sponda chi, come Enrico Letta o Paolo Gentiloni, metterebbe più l’accento sulla bontà della riforma, dall’altro il segretario mette a tacere un rumore di sottofondo, che cominciava a farsi largo nel Pd, e puntava dritto verso le elezioni anticipate.
– Escludo assolutamente una crisi di governo – è la posizione tranchant del segretario sulla quale si attesta anche chi, come Rosy Bindi, era arrivata a non dare per scontato il voto sulla riforma del lavoro. Il Pd insomma, assicurano i vari big, ha gli anticorpi contro il rischio scissioni e chi prova a spaccarlo, avverte Massimo D’Alema, rischia ‘’di fare la fine di Willy il coyote’’.
Sulla linea del segretario si trova Walter Veltroni per il quale bisogna ‘’lavorare in parlamento per rendere più forte la capacità di stabilizzare’’ i precari senza creare tensione tra chi un contratto ce l’ha. Un’analisi, condita dalla necessità di un orizzonte riformista per il Pd, su cui si trova ‘’molto d’accordo’’ anche Massimo D’Alema, che, oltre che al sostegno a Monti, pone l’accento sulla necessità di ‘’preparare una prospettiva politica convincente’’ anche spingendo sull’acceleratore della riforma della legge elettorale in base al ‘’compromesso’’ raggiunto da Luciano Violante.
La riforma della legge elettorale è ‘’indifferibile’’ anche per Bersani che su questo chiederà nei prossimi giorni un incontro con i leader dei partiti per capire se qualcuno sta facendo il furbo. Ma certo, tra amministrative, riforma del lavoro e tensioni tra la maggioranza di governo, la strada per la riforma del Porcellum appare in salita.

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