Monti: «Gli italiani più con me che con i partiti»

Pubblicato il 28 marzo 2012 da redazione

TOKYO – Gli italiani sostengono il governo più di quanto non siano a fianco dei partiti; per questo la riforma del mercato del lavoro passerà, auspicabilmente prima dell’estate. Mario Monti torna a parlare del tema che arroventa la politica italiana e, ancora una volta, scatena malumori persino nei partiti a lui più fedeli, come Futuro e Libertà e soprattutto il Pd di Bersani che gli risponde per le rime.
Nel quadro di una situazione politica abbastanza tesa interviene Giorgio Napolitano con un deciso ‘warning’ diretto a tutti gli attori in campo, partiti, governo e parti sociali:
‘’Ho molta fiducia sulla capacità di comprensione degli italiani – dice – sulla necessità di affrontare i cambiamenti e sulle strade nuove che questi cambiamenti prevedono’’. ‘’Non vedo esasperazioni’’, aggiunge chiarendo:
‘’Si apre una nuova stagione di riforme’’.
Intanto, il professore, da Tokio, affronta il tema in un appluditissimo discorso presso la sala conferenze del Nikkei, il colosso dei media giapponesi specializzato in notizie economico-finanziarie. E’ qui che Monti viene per spiegare i motivi per cui gli investitori nipponici dovrebbero tornare in Italia. Nessuna sorpresa, quindi, se fra le ragioni il premier cita il ddl lavoro. Meno scontato, invece, capire perchè decida di mettere a confronto il consenso dei partiti con quello dell’Esecutivo.
L’inizio del suo intervento è soft: il premier riferisce del clima politico in Italia, ricordando che finora in Parlamento tutto è andato ‘’molto liscio’’. Tanto che i tre principali partiti, che prima si attaccavano e basta, ora si cercano per confrontarsi. E ciò ha permesso di consolidare i conti pubblici, di varare una pesante riforma delle pensioni, di approvare le liberalizzazioni e, negli ultimi giorni, di affrontare il nodo della legislazione sul lavoro.
Monti dice subito di sperare che Camera e Senato varino il testo entro l’estate. Poi spiega i contenuti del ddl, ironizzando sul fatto che l’Italia, avvicinandosi alla flex-security danese, potrà d’ora in poi essere definita un ‘’Paese mediterraneo altamente nordico’’. Parla di passo necessario per facilitare l’ingresso di giovani che hanno difficoltà ad entrare in un mondo del lavoro in cui ‘’le imprese hanno paura ad assumere perchè è molto difficile licenziare, anche per ragioni economiche’’. Certo, sono misure che provocano ‘’risentimenti e discussioni anche aspre’’, ma che – aggiunge – ‘’la magioranza degli italiani percepiscono come necessarie’’ perchè fatte nell’interesse dei lavoratori, soprattutto giovani e disoccupati.
Si dice perciò ‘’fiducioso’’ del fatto che alla fine la legge passerà, come avvenuto su un tema altrettanto dirompente come quello delle pensioni. Nesuna intenzione, almeno per ora, di modificare alcunchè: la parte ‘’amara da ingoiare’’, dice con un implicito riferimento all’art. 18, è necessaria per un buon equilibrio della riforma. Ma sottolinea anche come sul resto del ddl vi sia grande consenso. Ad ogni modo, si dice convinto di poter avere il necessario sostegno attraverso la ‘’persuasione’’.
Ma non è la determinazione sull’articolo 18 a scatenare le polemiche politiche. Quanto il passaggio sul consenso. Monti vi accenna per spiegare che una delle ragioni della fuga dei capitali, l’istabilità politica, è venuta meno.
Ricorda, lodandolo, il passo indietro di Berlusconi; poi sottolinea l’appoggio dei tre principali partiti; e infine sostiene che le forze politiche hanno compreso che i cittadini ora sono più esigenti e vogliono una risposta al loro desiderio di ‘’governance’’. Infine la considerazione sul gradimento:
– La gente – racconta Monti – sembra apprezzare un modo non gridato di affrontare i problemi concreti e nonostante alcuni recenti giorni di declino causati della misure sul mercato del lavoro, questo governo sta godendo di un alto consenso nei sondaggi di opinione; i partiti no.
E’ vero che Monti addolcisce la frase, sottolineando che dietro questo consenso c’è anche la breve durata dell’Esecutivo. Ma non basta. In Italia montano presto le polemiche e così contro Monti si scagliano la Lega, l’Idv e persino Fli che con Italo Bocchino parla di ‘’caduta di stile’’ del professore. Rabbiosa la reazione di Bersani che avverte:
– Se non saremo uniti i ‘cazzotti’ della gente saranno anche per i tecnici.

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