In Giappone riprendono le condanne a morte

TOKYO – Tre condannati a morte sono stati giustiziati per impiccagione in Giappone. Era dal luglio del 2010 che nel Paese non si eseguivano esecuzioni. Gli uomini sono stati impiccati ieri mattina presto in tre diverse prigioni. Uno era accusato di aver accoltellato a morte cinque passanti in una stazione ferroviaria nel 1999, il secondo di due omicidi avvenuti nel 2001, il terzo di aver ucciso tre persone nel 2002. Il ministro della giustizia Toshio Ogawa ha confermato le esecuzioni nel corso di una conferenza stampa, sottolineando che la pena è sostenuta dall’opinione pubblica. Né lui né i media hanno fornito maggiori dettagli o identificato i condannati. La pena capitale è di solito ordinata in Giappone soltanto per omicidi plurimi. Il Giappone ha al momento 132 condannati a morte, numero vicino al livello più alto raggiunto dopo la seconda guerra mondiale. Il Paese, insieme agli Stati Uniti, è uno dei pochi Stati industrializzati ad avere ancora la pena capitale. Tutte le esecuzioni in Giappone vengono eseguite per impiccagione. I detenuti nel braccio della morte non sanno quando verranno eseguite fino all’ultimo minuto, mentre ai familiari e agli avvocati viene detto solo dopo. La mancanza di trasparenza del sistema è stata criticata da gruppi per i diritti umani, come Amnesty International e la principale associazione simile giapponese. Ma, secondo i sondaggi, la pena capitale è generalmente sostenuta dal pubblico. Il 2011 è stato il primo anno senza esecuzioni in 19 anni.

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