Cei, tutelare chi è senza lavoro e non solo chi può perderlo

CITTA’ DEL VATICANO – ”Serve uno sforzo per guardare anche a quanti dovrebbero entrare nel mercato del lavoro e non solo a quanti purtroppo rischiano di uscirne”: ”nessun avallo a chi non vuole cambiare nulla e vuole che le cose restino sempre così”. E’ nella connessione di queste due affermazioni del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, che emerge e si chiarisce la posizione dei vescovi italiani sulla riforma del mercato del lavoro. Una posizione che nei giorni scorsi, prima che si riunisse il Consiglio episcopale permanente, era stata oggetto anche di valutazioni con differenti accenti e sfumature. In particolare, un’intervista a mons. Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione Lavoro della Cei, aveva lasciato il segno, per alcune critiche espresse e per l’insistenza sul nodo dei diritti. Ma la riunione dell’organo direttivo della Cei è servita per fare il punto e ”ha segnato una convergenza sulle posizione del presidente card. Angelo Bagnasco”, ha spiegato Crociata, nella conferenza stampa di chiusura del Consiglio.
– Il ”parlamentino” dei vescovi – ha detto Crociata – non è entrato nel merito dell’art. 18. Questo spetta ai tecnici, alla Chiesa spetta un richiamo generale e l’impegno di fronte a una crisi che alcuni opportunamente definiscono un travaglio e l’impegno è anche quello far ritrovare fiducia e coraggio per affrontarla.
Quanto al richiamo generale, Crociata ripete le parole ”equità e rigore”, già care a Monti che Bagnasco ha fatto proprie nell’intervento con cui lunedì ha aperto il consiglio. Con una postilla: ”Non bisogna esasperare la tensione tra questi due termini, ma tenerli insieme in maniera compatibile, perchè il Paese va salvaguardato nella sua tenuta”.
Crociata tocca anche tanti altri aspetti affrontati dal Consiglio permanente: le linee guida anti-pedofilia nel clero che saranno pubblicate a maggio; il documento su fidanzamento e preparazion al matrimonio, ”che richiede ancora ritocchi e sarà pubblicato nei prossimi mesi”; i fondi dell’8 per mille, con ”l’orientamento ad aumentare la somma destinata al capitolo carità, visto la crescita del numero dei soggetti che chiedono aiuto”.
Ma è il tema del lavoro a fare la parte del leone.
– Il prezzo della crisi – dice Crociata – non possono pagarlo solo i giovani e le famiglie. L’insistenza sui giovani è molto forte. Questo non vuol dire che ci sia preoccupazione per le famiglie dove un componente rischia la perdita del lavoro.
Ma chi nel mercato del lavoro non riesce a entrare deve essere ugualmente tutelato. Le esigenze delle due generazioni vanno tenute insieme. Chi guarda solo a in una direzione, sbaglia. Da qui la critica, forte, a chi non vuole il cambiamento e chi vuole ”approfittare della crisi per fini di parte”.

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