Birmania, trionfo del Nobel Suu Kyi, eletta in Parlamento

RANGOON – “Questa deve essere una vittoria del popolo con dignità. Invito tutti i membri e i simpatizzanti della Lega Nazionale per la Democrazia a evitare discorsi o atti aggressivi contro l’altra parte”. Con un invito alla calma la leader dell’opposizione democratica birmana, Aung San Suu Kyi, ha commentato con soddisfazione la vittoria elettorale del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Nld). Suu Kyi ha vinto un seggio in Parlamento per la circoscrizione di Kawhmu, arrivando prima in 29 dei 30 villaggi del distretto. Era la prima volta che la premio Nobel poteva candidarsi in Birmania e il voto di ieri, con circa 6,8 milioni di birmani chiamati alle elezioni, malgrado riguardi soltanto le suppletive per 45 seggi, è considerato un passo importante verso la democratizzazione del Paese. Secondo i primi risultati, l’Nld ha conquistato almeno 30 seggi, ma vi sono indicazioni di una possibile vittoria in tutte le 44 circoscrizioni in cui correvano i suoi candidati. La Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi si avvia a conquistare anche tre seggi su quattro a Naypyidaw, la remota capitale del Myanamar fatta costruire nella giungla dal regime dei generali. Nuova capitale dal 2005, la città è abitata in gran parte dai funzionari del governo e le loro famiglie. La leader dell’opposizione birmana Suu Kyi era venuta anche in questa città per far campagna elettorale. Circa 6,8 milioni i birmani chiamati ieri al voto.

 

Le accuse di brogli

Ai seggi dei 49 collegi dove si è votato e al loro esterno non si sono verificate violenze, ma le accuse di brogli e inesattezze nella preparazione del voto sono diffuse: si va dalle persone impossibilitate a votare perché non comparivano nelle liste, a schede con segni che rendevano impossibile votare la “Lega nazionale per la democrazia” di Suu Kyi, a denunce di autorità locali che raccoglievano preferenze casa per casa. Il portavoce dell’Nld, Nyan Win, ha dichiarato che il partito presenterà un reclamo formale presso la Commissione elettorale.

Per un quadro definitivo della esatta ripartizione dei seggi servirà però attendere almeno qualche giorno. Oltre alle irregolarità già segnalate, il timore di molti attivisti dell’opposizione è per i risultati del voto in anticipo, a cui hanno diritto i militari e i dipendenti pubblici. Già nelle elezioni-farsa nel 2010, quelle schede contribuirono in diversi casi a far pendere la bilancia dalla parte dell’Usdp, il partito del regime.

 

Accolta come una rockstar

Liberata nel novembre 2010 dopo sette anni agli arresti domiciliari (e 15 degli ultimi 22 passati in detenzione), negli ultimi mesi Suu Kyi, 66 anni, ha finalmente riabbracciato un popolo che in larga parte l’adora, in comizi dove è stata ricevuta come una rockstar da centinaia di migliaia di sostenitori in festa. Prima di lanciarsi in una campagna elettorale nazionale che ha messo a dura prova le sue forze, Suu Kyi aveva già un’agenda fitta: oltre a lavorare al rilancio della sua Lega Nazionale per la Democrazia (Nld), ha incontrato ministri degli esteri, diplomatici, investitori stranieri. L’atteggiamento del Nobel per la Pace, in passato conosciuta come una “irriducibile” poco disposta a qualsiasi compromesso con l’ex giunta militare, è nel frattempo cambiato. Già prima del rilascio aveva adottato un approccio più pragmatico, tendendo la mano al regime (senza essere corrisposta) e segnalando il bisogno di giungere a una riconciliazione. Una volta libera, l’iniziale cautela nel testare i suoi spazi di manovra ha lasciato gradualmente spazio a una maggiore decisione. Preferendo la retorica (una dei suoi slogan è “per una Birmania libera della paura”) a specifiche promesse politiche, ora segnala anche il bisogno di cambiare la Costituzione, che assegna il 25% dei seggi in Parlamento ai militari: tema che potrebbe portare a future tensioni.

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