India: ancora rinvii per i marò. Napolitano: «Caso difficile»

NEW DELHI – Nuovo rinvio sulla questione della giurisdizione per i due marò italiani che, secondo la corte del Kerala, dovranno restare in custodia giudiziaria per altre due settimane e potranno essere interrogati dalla polizia.
– Una situazione molto difficile – ha osservato il presidente della repubblica Giorgio Napolitano da Amman, dove si trova in visita, sottolineando che ”ce la mettiamo tutta”.
Da parte sua il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, giunto ieri a New Delhi, ha avuto una serie di colloqui con le autorità centrali indiane ed è partito quindi per Trivandrum, capitale del Kerala, dove incontrerà i responsabili locali e tornerà ad intrattenersi con Latorre e Girone nel carcere centrale della città.
‘Fumata nera’, oggi, anche per l’autorizzazione alla partenza della petroliera Enrica Lexie, con la sezione d’appello dell’Alta Corte di Kochi che ha rinviato ancora una volta a domani l’udienza sulla congruità della cauzione proposta dalla società armatrice. I due fucilieri del San Marco sono comparsi oggi davanti al giudice istruttore che li ha nuovamente rinviati in custodia giudiziaria per altre due settimane, autorizzando nel contempo la polizia ad interrogarli. In attesa, questo, che si conoscano i risultati della perizia balistica realizzata dalla polizia scientifica del Kerala alcune settimane fa sui proiettili recuperati e sulle armi sequestrate a bordo della nave ed inspiegabilmente ancora mantenuti segreti.
La questione della giurisdizione a cui deve far riferimento il processo ai due marò italiani coinvolti nell’incidente in mare di metà febbraio al largo del Kerala continua a tenere in tensione le relazioni fra Italia ed India, in attesa che l’Alta Corte di Kochi che sta esaminando la questione si esprima in primo grado. Il giudice P.S. Gopinathan, prima di rinviare nuovamente l’udienza, ha acquisito una memoria del governo del Kerala in cui sono riassunte le ragioni secondo cui Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dovrebbero essere processati in India, e poi un secondo documento presentato invece dai legali italiani a sostegno della tesi contraria.
– La memoria – ha detto all’Ansa il direttore centrale per l’Asia della Farnesina, ambasciatore Andrea Perugini – insiste sulla immunità funzionale di cui godevano i militari italiani sulla Enrica Lexie. Noi – ha aggiunto – abbiamo ancora sottolineato con forza che essi ”erano rappresentanti del nostro Stato” e che quindi ”operavano sotto chiara giurisdizione italiana”. Una tesi che è stata vivacemente contestata dal ‘chief minister’ del Kerala, Oommen Chandy, che ha visibilmente forzato la mano, sostenendo in una intervista che ”il processo per i due imputati italiani si deve assolutamente fare in India”. Questa presa di posizione è stata corretta però oggi dallo stesso ministro degli Esteri indiano S.M.Krishna che, dopo aver lodato l’operato di Chandy nel bloccare i marò e nel sostenere le ragioni delle famiglie dei due pescatori morti, ha sostenuto che è solo ”la corte che dovrà decidere in quale modo questa impasse può essere risolta”. Ed ha aggiunto che comunque la vicenda ”non deve avere alcun impatto sulle cordiali relazioni esistentì fra India e Italia”.

Condividi: