Calcioscommesse: l’ombra su 6 gare di ‘Serie’.

Pubblicato il 02 aprile 2012 da redazione

BARI – Nuovo terremoto nel mondo del calcio: il difensore dell’Atalanta ed ex capitano del Bari, Andrea Masiello è stato arrestato assieme a due suoi amici scommettitori nell’ambito di una inchiesta della procura di Bari sul calcioscommesse. Hanno “sicuramente falsato” quattro partire di A dei campionati 2009-2010 e 2010-2011: Udinese-Bari, finita 3-3, Bari-Lecce (0-2), Bologna-Bari (0-4) e Cesena-Bari (1-0), compromettendo la regolarità delle competizioni. E non è finita qui: secondo gli inquirenti sospetti ci sono anche su Palermo-Bari (2-1), di cui però si sta occupando la procura di Cremona – la cui inchiesta promette ulteriori sviluppi – e su Bari-Genoa (3-0), sulla quale però il Gip ha ritenuto che non vi siano allo stato i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Masiello e dei suoi due ‘soci’ arrestati Gianni Carella e Fabio Giacobbe, “braccio operativo” del gruppo, con l’incarico di ‘piazzare’ le scommesse e ‘vendere’ le partite.
L’accusa nei confronti dei tre è pesante: associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Masiello, “leader indiscusso e capo carismatico”, e gli altri due, scrive il Gip Giovanni Abbattista nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, hanno dimostrato di “essere ampiamente in grado di operare indisturbati sull’intero territorio nazionale per falsare l’esito di incontri di calcio di serie A e, quindi, l’esito dello stesso campionato italiano di calcio”.
Attorno a loro si muove un “nugolo di soggetti” fatto di faccendieri, scommettitori e ristoratori che riescono “con estrema facilità” ad entrare nei ritiri prepartita delle squadre e ad avvicinare i giocatori. E’ questo secondo l’accusa il “protocollo Masiello”, attraverso il quale l’ex difensore del Bari “sfrutta le proprie conoscenze nel mondo calcistico e le proprie informazioni privilegiate per orientare le scommesse del gruppo e per condizionare le prestazioni calcistiche dei suoi compagni di squadra”, ai quali propone di truccare le partite in cambio di soldi.
Gli arresti di oggi non chiudono affatto l’indagine barese. E’ lo stesso procuratore Antonio Laudati ad affermarlo chiaramente:
– Abbiamo individuato alcune partite sospette di cui abbiamo verifiche patrimoniali, documentali e testimoniali. Ma ci saranno ulteriori sviluppi e sono in corso accertamenti sul presunto coinvolgimento delle società calcistiche.
Quali il procuratore non lo dice in maniera esplicita, ma è evidente che il primo obiettivo è identificare il faccendiere salentino che consegnò a Masiello, Carella e Giacobbe 230mila euro come compenso per l’autogol ‘volontario’ che lo stesso ex capitano del Bari realizzò permettendo al Lecce di vincere il derby. Poi c’é il fronte dei giocatori, quelli già indagati a Bari – Daniele Portanova (difensore del Bologna), Alessandro Parisi (difensore del Torino), Simone Bentivoglio, Marco Rossi, Abdelkader Ghezzal, Marco Esposito, Antonio Bellavista e Nicola Belmonte – e quelli di cui si sta occupando la procura di Cremona. Perché di una cosa sono assolutamente convinti gli inquirenti e gli investigatori: Masiello non ha agito solo e non é certo l’unico giocatore coinvolto. Sembrano invece non entrarci nulla i due calciatori della Juve Simone Pepe e Leonardo Bonucci, all’epoca dei fatti rispettivamente all’Udinese e al Bari. Dei due parla Masiello nell’interrogatorio del 24 febbraio scorso.
– Quando ero in ritiro con i miei compagni di squadra – mette a verbale – Salvatore Masiello (altro giocatore del Bari, ndr) in hotel ad Udine telefonò al calciatore Simone Pepe per tentare di coinvolgerlo nella combine. Ma questi si rifiutò di aderire alla proposta.
Bonucci, sempre secondo l’ex compagno di squadra, si sarebbe invece mostrato “disponibile” a alterare Udinese-Bari, assieme ad altri giocatori. Versione smentita dalla juventino:
– Le affermazioni di Masiello sono assolutamente false, perché la settimana prima della partita ero stato lontano dalla squadra in quanto convocato in Nazionale. Escludo categoricamente di aver ricevuto queste proposte.
E però che il sistema funzioni solo con il “contributo vitale di alcuni calciatori”, è per il gip una certezza. Perché, scrive, sono loro che “scendono materialmente sul campo di gioco” e sono loro che “possono condizionare il risultato tecnico”, disponendo di “conoscenze adeguate all’interno del movimento calcistico nazionale”. Ed infatti “più calciatori del Bari, sul finire della stagione 2010-11 erano ormai sul ‘mercato’: non già nel senso calcistico del termine…ma nella deteriore accezione mercantile dell’espressione, essendo pronti alcuni beniamini della curva Nord a fare mercimonio delle proprie, invero sbiadite, prestazioni professionali in favore del miglior offerente pur di conseguire un utile in denaro”. Alla faccia delle bandiere e dei tifosi.

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