Ritardi nelle trascrizioni, l’interrogazione dell’On. Fedi

ROMA – I ritardi dei comuni italiani nel rispondere ai Consolati provocano disagi ai connazionali all’estero. Per questo, l’onorevole Marco Fedi (Pd) è tornato ad interrogare i Ministri dell’interno, degli esteri e per la pubblica amministrazione, Cancellieri, Terzi e Patroni Griffi evidenziando, in particolare, il caso del comune di Lipari, oberato di lavoro tanto da non poter evadere quanto richiesto dai consolati di Sydney e Melbourne.
“Gli uffici consolari, per gli italiani residenti all’estero e anche per gli italiani che vi soggiornano temporaneamente, – ricorda Fedi nella premessa – hanno le competenze che altri organi della pubblica amministrazione esercitano sul territorio nazionale; tra i servizi erogati dai consolati vi sono anche quelli di anagrafe, di stato civile (nascita, matrimonio, divorzio, morte), di rilascio e rinnovo di passaporto e carta d’identità; numerose richieste inoltrate ai consolati da parte di cittadini italiani residenti all’estero, come ad esempio quelle relative allo status civitatis, si concretizzano soltanto a partire dalla trascrizione in Italia di atti relativi al soggetto interessato (nascita, matrimonio, e altro) presso lo stato civile del comune di ultima residenza o di provenienza o, come nel caso di rilascio e rinnovo del passaporto, dal benestare della questura competente per territorio, esperite le necessarie verifiche presso il comune di registrazione”.
“Il depotenziamento delle strutture consolari causato dal piano di razionalizzazione – annota il parlamentare – ha portato alla diminuzione delle risorse e del personale in esse impegnato e conseguentemente a una crisi del sistema dei servizi offerti alle comunità italiane con insufficienze operative e disagi per gli utenti; i disagi e i ritardi nel disbrigo di questo genere di pratiche, quotidianamente denunciati dai nostri cittadini all’estero, sono dovuti anche alle disfunzioni che si registrano nell’operato degli uffici anagrafe e stato civile dei comuni italiani che rispondono alle richieste dei consolati con mesi, e anche anni, di ritardo”.
“Tra le numerose segnalazioni, – evidenzia Fedi – ultima in ordine di tempo, quelle riferite da alcuni cittadini residenti in Australia sui ritardi del comune di Lipari. Secondo le comunicazioni degli interessati, infatti, i consolati di Sydney e di Melbourne non potrebbero finalizzare le loro pratiche di cittadinanza e di rilascio di passaporto in quanto il comune di Lipari, destinatario di precise richieste di trascrizioni di atti e copie di certificati, non ha provveduto a fornire riscontri; funzionari del comune di Lipari, da parte loro, hanno dichiarato che i ritardi sono dovuti ad una carenza di organico e che l’unico ufficiale di stato civile, coadiuvato da un collaboratore a progetto, oltre a dover svolgere l’attività ordinaria, ha in carico oltre 2500 trascrizioni cartacee da evadere; questa situazione, comunque, risulta diffusa sull’intero territorio nazionale e più rilevante per i comuni di piccole dimensioni interessati storicamente da fenomeni migratori”.
Il deputato chiede quindi di sapere “se non si ritenga di individuare per quanto di competenza idonee soluzioni per assicurare al comune di Lipari un adeguato livello di efficacia amministrativa, migliorando i tempi di completamento delle pratiche provenienti dall’estero e favorire il pieno rispetto delle leggi sulla trasparenza amministrativa e nei rapporti tra cittadini e pubbliche amministrazioni; se non si intendano adottare iniziative atte a garantire che gli uffici preposti al disbrigo di pratiche relative ad anagrafe e stato civile siano dotati di mezzi tecnici e personale adeguati alle necessità sulla base di una verifica anche quantitativa degli atti e delle richieste provenienti dai consolati, anche per non vanificare gli investimenti fatti su queste strutture per migliorarne l’efficienza” e infine “se non si ritenga urgente, infine, anche tenendo conto dei richiami all’efficienza e innovazione nella pubblica amministrazione pervenire da parte del Ministero dell’interno mediante il Ministero degli affari esteri a tutte le rappresentanze diplomatiche e consolari, un indirizzario aggiornato PEC o almeno di un indirizzo email convenzionale per ognuno degli innumerevoli comuni italiani che, ancora oggi, non usano la posta elettronica certificata”.