Art. 18, pressing del Colle. Monti apre al Pd

ROMA – La parola finale, la mediazione ultima svolta oggi dal Presidente del Consiglio, potrebbe avviare la riforma del lavoro sui binari della sua approvazione. Un conto alla rovescia che vede un’accelerazione improvvisa verso possibili correzioni alla riforma, aprendo di fatto ad alcune richieste del segretario del Pd (a patto però che tutti nella maggioranza siano d’accordo) dopo la granitica fermezza del ministro del Lavoro, Elsa Fornero,a restare fedele al testo concordato prima del viaggio in Asia del premier.
A convincere il premier ad ‘aprire’ alle modifiche è stato il pressing dei partiti di maggioranza. e probabilmente anche la continua ‘moral suasion’ del Quirinale che attende una ”telefonata’ del Prof ed una sua salita al Colle per presentare il testo definitivo della riforma. A smuovere le acque il cosiddetto ‘lodo’ proposto dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Il quale ha messo sul piatto del premier la possibilità di un accordo politico con tutta la maggioranza. Individuando un punto di caduta, ”l’equilibrio” da ricercare per assicurare alla riforma del mercato del lavoro e alla modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, un cammino spedito in Parlamento e soprattutto senza ricadute cruente sul tessuto sociale del Paese. E cioè, l’accettazione della possibilità di reintegro anche nei casi di licenziamenti economici, come chiede il Pd, da compensare andando incontro ad alcune richieste del centrodestra sulla flessibilità in entrata. Un accordo che non lascerebbe scontento il Terzo Polo, anche lui convinto che una maggiore flessibilità nell’ingresso sul mercato del lavoro non pregiudicherebbe le tutele del lavoratore ma creerebbe più opportunità di impiego.
Sulla scorta di questo ‘lodo’ il premier ha oggi avviato i suoi contatti: una girandola di incontri la maggior parte dei quali tenuti segreti. Il tutto sotto la vigile attenzione del Colle che in tutti i modi ha cercato in questi giorni di favorire un progresso positivo alla riforma chiesta, tra l’altro, dall’Europa. Ieri Giorgio Napolitano aveva ipotizzato che il testo del ddl potesse essere sottoposto alla sua firma a breve: oggi ha rinnovato la sua disponibilità.
– Ho un recapito telefonico. Chi mi cerca mi trova – ha detto rientrando dalla Giordania. Ma l’obiettivo del premier è quello di arrivare in Parlamento con un testo su cui avere già il via libera della maggioranza: per questo Mario Monti ha voluto ascoltare le proposte che arrivano dalle forze politiche di maggioranza. Cercando di far disperdere le sue tracce, così come il ministro del Lavoro, che si è fatta vedere a Montecitorio per poi scomparire nei meandri di palazzo Chigi per vedere il presidente del Consiglio.
Mario Monti in gran segreto ha lasciato nel pomeriggio palazzo Chigi con una auto ‘civetta’ e si è fatto accompagnare al suo studio a palazzo Giustiniani. Lì ha incontrato il segretario del Pd il quale gli avrebbe prospettato quali modifiche dovrebbero essere contemplate per cercare di arrivare ad un punto che possa tenere in ‘equilibrio’ le istanze di tutte le componenti della maggioranza e le esigenze dell’esecutivo. Un compromesso che parrebbe aver convinto il premier che si sarebbe detto pronto ad accogliere le richieste in presenza di un via libera di tutti e tre i leader di ‘ABC’.
– Se c’è l’intesa tra tutti non sarò certo io a mettermi di traverso…

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