Costi politica, nuovi stipendi enti pubblici? la Commissione si arrente

ROMA – La commissione Giovannini getta la spugna. L’organismo cui il governo Berlusconi aveva affidato il compito di stabilire i livelli degli stipendi di parlamentari, membri di organi costituzionali, vertici di authority, sindaci e dirigenti dell’amministrazione pubblica, rimette il mandato. ”Impossibile” stabilire la media europea su cui puntare l’asticella degli stipendi italiani. La palla è dunque di nuovo al governo, che assicura che ”proseguirà la propria azione” per fissare un tetto alle retribuzioni dei dirigenti pubblici.
La commissione guidata dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini pubblica il suo secondo (e forse ultimo) rapporto. Ma non dà le risposte attese. Dovrebbe indicare gli stipendi medi europei (calcolati su 6 Paesi) su cui far scattare in automatico i tetti retributivi per i vertici di 30 enti pubblici (dal Parlamento alla Consulta, dal Csm agli enti locali). E invece niente. Non e’ possibile. Non lo permettono ”i vincoli posti dalla legge, l’eterogeneità delle situazioni negli altri Paesi e le difficoltà” ad avere i dati.
Non solo è impossibile comparare cifre spesso eterogenee, non solo ci si scontra con scarsa trasparenza (quella della pubblica amministrazione italiana ”è molto superiore”, ammette Giovannini) e tutela della privacy, ma a volte manca persino l’ente straniero con cui stabilire il confronto. A fornire dati parziali si sarebbe fatto ”un pasticcio”. E allora, spiega Giovannini, dopo aver tentato il possibile (sono stati coinvolti anche i funzionari delle ambasciate italiane nei paesi europei) la commissione si è arresa alle difficoltà già emerse a dicembre e ha rimesso il mandato a Mario Monti, invitando il governo a rivedere la normativa sui tetti retributivi.
Da Palazzo Chigi il premier segue da vicino il dossier e sente lo stesso Giovannini, prima di dare il via a una nota del governo in cui si ”rinnova la convinzione che occorra completare nel più breve tempo possibile il percorso per il contenimento delle retribuzioni dell’alta dirigenza”.
”E’ urgente che il Parlamento decida se vuole una nuova commissione, una nuova normativa o altre soluzioni”, incalza Giovannini, che nel frattempo – paradosso – dalla commissione non può dimettersi, perchè è la legge a conferirgli l’incarico. Intanto alla Camera si punta sull’ austerity. Dopo le polemiche sui gran quantitativi di carta e colla distribuiti ai deputati, i questori porteranno in Ufficio di presidenza nuove proposte di tagli. Ma non si placa la polemica.
Gregorio Fontana (Pdl), che la scorsa settimana con due colleghi si è astenuto sul bilancio interno, invia una lettera agli onorevoli per puntare di nuovo il dito contro scelte ”discutibili” come la distribuzione ai deputati di ”inutili litri di colla e circa 3000 tra carta intestata e buste al mese”. Ma i questori di Montecitorio rispondono piccati: ”sono falsità”. E sottolineano che ciascuno può chiedere o meno i prodotti di cancelleria. Quest’anno lo hanno fatto in 246, per una spesa di 220mila euro. Con una decisione che dovrà essere ratificata dall’Ufficio di presidenza, i questori danno un segnale nella direzione della riduzione dello spreco della carta: potenziano il wi-fi, mentre dicono basta alla rassegna stampa cartacea dal 2013, lavorano a un’emeroteca digitale e, annuncia Antonio Mazzocchi, riducono di un terzo la dotazione di cancelleria
Lo stesso Ufficio di presidenza dovrà affrontare anche la questione dei benefit agli ex presidenti e decidere un’eventuale nuova stretta. Intanto, Luciano Violante in una lettera aperta dice che anche Casini, che ha rinunciato ai benefit, pur sapendo che gli sarebbero stati prolungati non ha avuto niente da obiettare. Violante spiega di non avere ancora rinunciato ai benefici per gli ex presidenti solo per salvare il lavoro dei suoi collaboratori.

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