Lega nella bufera, in cassaforte Belsito spunta cartella ‘Family’

MILANO – I dirigenti leghisti che partecipano al Consiglio federale sono riuniti in via Bellerio. Tra i primi ad entrare Roberto Maroni mentre il leader del Carroccio era già nel suo ufficio, come anche Roberto Calderoli.
– Oggi decido la nomina del nuovo segretario amministrativo della Lega, il consiglio federale si riunisce per questo – aveva detto all’Ansa Bossi poco prima dell’inizio della riunione. Alla domanda se ci fossero altri argomenti all’ordine del giorno, Bossi aveva replicato secco:
– Oggi nominiamo il nuovo segretario amministrativo.
Stando a indiscrezioni, i ‘Colonelli’ avrebbero detto a Bossi che quanto riportato dalla stampa è tutto vero e che il figlio Renzo avrebbe mentito su tutto, o quasi.
Vere, dunque, le contestazioni degli inquirenti sui soldi della Lega. Questi sarebbero serviti per ristrutturare la casa di Gemonio o per acquistare la fuoriserie a Renzo. I ‘Colonelli’ lo hanno detto al Senatur, durante la riunione della segreteria politica. Ma Bossi ha smentito e assicurato che il Trota sta studiando Economia e che la laurea è vicina.
– Mi ha fatto vedere il libretto – avrebbe affermato.
Ma i suoi hanno insistito`in modo tale che a Bossi è franato il terreno sotto i piedi.
Stessa scena sulla storia della Bmw di Renzo.
– Mi ha detto che la sta pagando in leasing – avrebbe insistito Bossi.
Vero niente, è stata la replica dei ‘Colonelli’, “le accuse dei pm sono fondate”. È a questo punto che Bossi si si sarebbe attaccato al telefono per chiamare Renzo, e poi avrebbe deciso di mollare la riunione e di fiondarsi a Gemonio: dalla Manuela e dai figli, pesantemente lambiti dalle inchieste di tre Procure.
Intanto, è in corso da questa mattina in procura a Milano l’interrogatorio di Paolo Scala il presunto uomo d’affari indagato perla vicenda dei sospetti finanziamenti con i fondi ‘sottratti’ dalle casse della Lega in Tanzania e a Cipro. Scala ieri è stato sentito dal magistrato della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo che lo ha indagato per riciclaggio insieme all’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito. L’uomo d’affari è invece indagato a Milano per appropriazione indebita reato commesso in concorso con lo stesso Belsito e con l’imprenditore Stefano Bonet. A Belsito gli inquirenti milanesi hanno anche contestato il reato di truffa ai danni dello Stato, mentre a Bonet solo truffa.
Sono iniziate nel 2009, da accertamenti sugli affari nel nord Italia della cosca di ‘ndrangheta dei De Stefano di Reggio Calabria, le indagini della Dda reggina da cui sono nati i filoni di cui si occupano le Procure di Milano e Napoli, che hanno portato ad indagare l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito.
Procedendo nei loro accertamenti, gli investigatori reggini si sono imbattuti in una serie di personaggi, tra i quali Romolo Girardelli, soprannominato ”l’ammiraglio”, il faccendiere genovese che già nel 2002 era finito in una inchiesta della Dda perchè sospettato di essere un riciclatore dei De Stefano in contatto con elementi di spicco della cosca che operavano in Liguria ed in Francia quali Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale.
E’ stato seguendo le mosse di Girardelli che gli investigatori della Dia sono risaliti a Belsito, col quale il faccendiere era in società tramite il figlio Alex Girardelli, nella Effebi Immobiliare, società con sede a Genova e attiva nel settore immobiliare e commerciale. Dagli ulteriori riscontri sono emersi i rapporti con l’imprenditore veneto Stefano Bonet, il suo promotore finanziario Paolo Scala e l’avv. calabrese di origini ma con studio a Milano Bruno Mafrici, su cui adesso sono concentrate le attenzioni di tre Procure.
– una vicenda che desta sconcerto e che noi militanti stiamo vivendo con serenità perché una volta che la magistratura avrà fatto i suoi accertamenti, la figura di Bossi e della Lega saranno riabilitate. Non fermiamoci alle indiscrezioni e se ci sono responsabilità personali del tesoriere non verranno fatti sconti. La Lega è parte lesa e non iscritta nel registro degli indagati – E’ il commento in diretta a Tgcom24 di Carolina Lussana (Lega Nord) sulla bufera giudiziaria abbattutasi sul carroccio.
Sulle voci di malumori interni al movimento aggiunge:
– Non c’è una Lega degli onesti e una dei disonesti, la Lega è una ed è quella di Umberto Bossi. Serve chiarezza per i nostri militanti. Sono convinta che Bossi riuscirà a fare chiarezza. Oggi sarebbe folle pensare a una Lega senza Bossi, forse proprio per questo si tende a colpire lui. Bossi è un uomo che ha dedicato la sua vita alla politica, alla Lega e alla causa del federalismo.
Anche l’eurodeputato Mario Borghezio crede nell’estraneit di Umberto Bossi alle inchieste giudiziarie sull’uso di fondi del partito per la sua famiglia ma commenta l’intera vicenda con una battuta:
– Potessi, mi fermerei qui a Mosca un mese. Escludo un suo comportamento men che legittimo, Umberto per come l’ho conosciuto io è un uomo che non sa neppure dove siano i soldi, è distante anni luce dal denaro.
Poi, rispondendo ad una domanda sul figlio del leader leghista, ha chiarito:
– Certo, facendo l’avvocato civilista da una vita metterei la mano sul fuoco per me e per Bossi, ma su nessun altro

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