Art. 18, Ok Cgil, scontro Monti-Marcegaglia

Pubblicato il 05 aprile 2012 da redazione

ROMA – Il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, con il nuovo articolo 18, approda in Parlamento. L’esame partirà martedì 10 dal Senato, dopo che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato l’autorizzazione alla presentazione del ddl alle Camere. Il testo licenziato dal governo conferma, sul nodo più dibattuto, quello dell’articolo 18 appunto, la possibilità che il giudice ordini il reintegro nei casi in cui accerti ”la manifesta insussistenza” del licenziamento economico. Negli altri casi illegittimi resta l’indennizzo (12-24 mensilità).
La Cgil approva, la Confindustria attacca e avverte sulla tenuta occupazionale delle imprese. Il premier, Mario Monti, torna a difendere la riforma, non esclude il ricorso alla fiducia (”potrebbe essere uno strumento utile”) e ribatte al numero uno degli industriali, Emma Marcegaglia, secondo cui il ”testo è pessimo”.
– Fino a tre mesi fa si sarebbe sognata una riforma del genere – risponde Monti, in serata.
Le imprese, aveva spiegato questa mattina da Napoli, ”sono insoddisfatte perchè avrebbero voluto la sparizione complessiva della parola reintegro dal panorama: credo che nel tempo considereranno che la permanenza di questa parola è riferita a fattispecie estreme e improbabili”.
Parole che ”considero un auspicio” perchè ”non ci siano imprese che vogliono licenziare illegittimamente”, commenta il leader della Cgil, Susanna Camusso, che considera l’introduzione della possibilità del reintegro nei licenziamenti economici ‘insussistenti’ ”un primo risultato della mobilitazione”.
”Il governo è dovuto tornare indietro” afferma la segreteria nazionale di Corso d’Italia in una nota, parlando di ”risultato positivo”: la ”riconquista del reintegro” ricostituisce ”il potere di deterrenza dell’articolo 18” e scongiura ”la pratica dei licenziamenti facili che Governo e Confindustria intendevano introdurre”.
Sul fronte opposto arriva la protesta proprio di Confindustria: Marcegaglia parla di ”mezza riforma”, di risultato ”al ribasso”.
– Il testo è pessimo. Non è quello che abbiamo concordato – attacca parlando al Financial Times -. Così le imprese ridurranno l’occupazione – avverte, chiedendo che il Parlamento cambi il ddl, altrimenti ”sarebbe meglio niente”. E sostiene, parlando poi ad un convegno alla Camera, ”molte imprese dicono: non solo non creeremo nuova occupazione, ma probabilmente non rinnoveremo molti contratti che abbiamo in essere perchè abbiamo paura di contenziosi e incertezze”.
D’accordo con lei il presidente designato di Confindustria, Giorgio Squinzi. Pronta la replica del presidente del Consiglio.
– Si assuma la responsabilità di quello che ha detto – afferma Monti -. Rispetto la Confindustria, come tutte le parti sociali, ma il mestiere del governo è un mestiere diverso: capire l’interesse generale.
Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, evidenzia che quel passaggio sulla ”manifesta insussistenza” del motivo economico ”non è esattamente” quello che avrebbe voluto il Governo, ma assicura che l’esecutivo ha ceduto ”molto meno di quello che altri avrebbero voluto”.
Intanto arriva l’ok della commissione Ue, che parla di riforma ambiziosa e ne ritiene ”ora cruciale l’adozione da parte del Parlamento”. Ma l’iter parlamentare non si preannuncia facile.
– Monti ha incontrato separatamente Bersani, ha ceduto su punti che aveva definito decisivi e intoccabili e solo dopo ha allargato la riunione agli altri leader che sostengono il governo. Questo aumenta considerevolmente la nostra autonomia – dice il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Il Pdl chiede di cambiare la riforma e annuncia la richiesta di modifiche sulla flessibilità in entrata e la tutela delle pmi. Lo spiega anche anche il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. La Cgil assicura, comunque, che proseguirà la mobilitazione, eventualmente anche con Cisl e Uil, per ”presidiare” la discussione sul ddl e migliorarlo a partire da precarietà e ammortizzatori; per ridurre la pressione fiscale su lavoro dipendente e pensionati e ottenere provvedimenti per la crescita e posti di lavoro. Il pacchetto di 16 ore di sciopero già proclamato viene confermato ma sarà articolato, nel direttivo del 19 aprile, su questi punti (e non più sulla richiesta del reintegro).
Ma in casa Cgil la Fiom non cede: la segreteria guidata da Maurizio Landini esprime ”un giudizio negativo” sul ddl e in particolare sull’articolo 18 sostiene che lo ”svuota di valore: il risarcimento economico diventa la regola, il reintegro un miraggio”. Per questo chiede lo sciopero generale.

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