Imu e Italiani all’estero, Micheloni (Pd): «Dal governo totale abbandono»

ROMA – Senatore del Pd eletto in Europa, Claudio Micheloni ha presentato un emendamento al decreto sulle semplificazioni tributarie oggi all’esame del Senato, in cui chiedeva di far pagare l’Imu agli emigrati italiani non come seconda casa, bensì come prima. Emendamento respinto dal Governo che oggi ha posto la fiducia sul testo, che Micheloni non ha votato, al contrario di quanto fatto dal Gruppo Pd.
– Non parteciperò a questo voto di fiducia – ha spiegato il senatore intervenendo ai lavori dell’Aula – non per una opposizione alla politica generale che porta avanti questo Governo, ma per la totale chiusura e rifiuto di dialogo dei rappresentanti del Governo che hanno seguito questo provvedimento. Non voterò la fiducia su questo testo, visto che è stato respinto l’unico intervento proposto per le comunità italiana all’estero, l’emendamento 8.44, che chiedeva semplicemente, per i cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato, che si considerasse direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata. Si chiedeva di pagare l’IMU non come seconda casa, ma come prima casa».
Micheloni ha ricordato che «queste case sono frutto del lavoro della prima emigrazione del dopoguerra; sono il frutto del lavoro duro di una emigrazione che non ha niente a che vedere con quella di oggi, che è l’emigrazione generalmente di altra qualità e di altra formazione».
– Per anni – ha proseguito – quegli investimenti fatti in Italia e le rimesse dei nostri genitori e dei nostri nonni hanno permesso di equilibrare anche la bilancia dei pagamenti di questo Paese e lo sviluppo di terre che, senza quella immigrazione, non avrebbero avuto quello sviluppo. Però oggi c’è un fatto nuovo: quelle case stanno cambiando di mano e sono passate agli eredi di questa prima generazione: figli e nipoti. Queste case rappresentano probabilmente l’ultimo legame che hanno con l’Italia e se noi le penalizziamo ingiustamente – a mio modo di vedere – si corrono rischi seri per il territorio. Un primo rischio è un abbandono di queste case e dunque una desertificazione urbanistica che ci fa tornare ai primi anni di emigrazione del dopoguerra. Un secondo rischio è quello della svendita di queste case e dunque problemi per il mercato locale degli immobili. Un terzo rischio è quello di penalizzare fortemente il turismo di ritorno degli italiani e dei figli degli italiani emigrati».
Micheloni ha osservato che «in un Paese dove con il turismo perdiamo ogni anno posizioni rispetto ai nostri principali concorrenti europei, finiamo con il penalizzare anche questo canale».
– Aver respinto l’emendamento che lo avrebbe tutelato mi sembra sia frutto di una riflessione un po’ leggera da parte del Governo – ha affermato il senatore -. Inoltre, queste case sono occupate 1-2 mesi all’anno e pagano regolarmente le tasse per tutto l’anno sui rifiuti e sugli allacciamenti. Dunque, questo rigetto per noi è una beffa per non usare altre parole.
Il senatore ha quindi definito «un po’ autoritario e non autorevole» l’atteggiamento dei rappresentanti del Governo, che andrebbe sottoposto anch’esso a «manutenzione» così da «ridurre l’atteggiamento arrogante ed aumentare la capacità di ascolto ed il rispetto del lavoro dei singoli parlamentari».
– Mi dispiace che oggi qui non vi sia neanche un Sottosegretario all’economia perché – ha aggiunto il parlamentare Pd – noi stiamo rinunciando ad una «paccata» di miliardi che potrebbero venire regolarmente dalla Svizzera forse perché alcuni Sottosegretari sono rimasti molto legati agli interessi del mondo da cui provengono, che è quello delle banche, perché quella «paccata» di miliardi vuol dire anche la liberalizzazione del mercato e l’accesso sul territorio regolare ad altre banche. Di queste cose ho tentato anche di parlarne in modo informale con i Sottosegretari, ma un po’ meno di supponenza nelle risposte e un po’ più di ascolto farebbe bene.
Quindi, Micheloni ha voluto «spiegare» ai colleghi «lo stato dei rapporti tra l’Italia e i milioni di italiani nel mondo, che stiamo vivendo oggi. Questi italiani che votano sul collegio estero, ma che hanno famiglie in Italia, che anche loro votano in Italia. Questa situazione ha dell’incredibile, è allucinante, in continuo disfacimento (non mi viene in mente un’altra parola, sarà forse un francesismo, ma il senso si comprende) e con un senso di impotenza da parte di tutte le istanze di rappresentanza degli italiani all’estero che fino a oggi non ha trovato nell’azione del Governo un interlocutore. Quanto ai servizi consolari vi sono state chiusure di uffici senza nessun ascolto da parte delle rappresentanze che hanno proposto interventi all’interno delle risorse economiche disponibili per dare servizi e ridurre la diplomazia. Per centinaia di migliaia di ragazzi nel mondo i corsi di lingua e cultura italiana fra tre mesi, signor Presidente, chiuderanno perché abbiamo ridotti i finanziamenti a 6 milioni e mezzo di euro dai 28 che avevamo nel 2008 e gli enti gestori stanno chiudendo. Anche qui abbiamo proposto alcune soluzioni. Abbiamo proposto la riduzione a quasi zero dell’assistenza agli indigenti in America Latina. Sono rimasti poco perché forse – scusate il cinismo – per fortuna loro, muoiono. Ebbene – ripeto – su questi temi abbiamo proposto iniziative che, all’interno delle risorse disponibili, potevano rappresentare soluzioni, contribuendo addirittura alla riduzione del debito. Sui corsi di lingua cultura italiana – ha annotato – sarebbe bastato in gennaio – ma si può ancora farlo alla fine dell’anno scolastico – richiamare 348 insegnanti di ruolo mandati da Roma nel mondo, che fanno lo stesso lavoro degli insegnanti assunti dagli enti gestori. Solo con il risparmio dell’indennizzo della sede estero si risolve il problema dei corsi di lingua e cultura; si assume personale in loco; si risolvono i problemi dei COMITES, ossia i Comitati che eleggiamo con una legge dello Stato italiano, i quali stanno oggi chiudendo le sedi e i loro presidenti, che sono operai, pensionati e impiegati, stanno garantendo con fondi propri il rispetto dei contratti locali. Siamo veramente in uno Stato di totale abbandono.
Quanto ai servizi consolari, «abbiamo proposto di ridurre il personale inviato da Roma e di assumere più personale in loco, come fanno gli altri Paesi. Non abbiamo certo inventato l’acqua calda. Abbiamo proposto di ridurre l’indennizzo di sede estera al nostro personale diplomatico del 15 per cento. Stiamo parlando di indennizzi di sede, indipendentemente dallo stipendio, che variano dai 12.000 ai 25.000 euro al mese. Non credo che mettiamo qualcuno sulla paglia con una riduzione del 15 per cento. Con tale riduzione si coprono tutti i bisogni per una rete, per i servizi periferici e per le aziende italiane che devono esportare. Per di più si può rifinanziare la politica alla cooperazione internazionale che abbiamo praticamente azzerato».
Ma per Micheloni «la ciliegina sulla torta è data dal fatto che i Comites sono scaduti nel 2009 e, dopo tre anni, non sono stati ancora rinnovati. Il Consiglio generale degli italiani all’estero – dunque le persone continuano a fare il volontariato, essendo il terzo anno di proroga – non ha neanche più le risorse per svolgere le riunioni che detta la legge. La riforma del Comites – Cgie è ferma alla Camera e in Senato circola un disegno di legge di riforma costituzionale che prevede la soppressione del collegio estero. Abbiamo fatto tombola, Presidente. Permetteteci allora di festeggiare».
– Devo però ripetere per l’ennesima volta che le poche risorse che lo Stato italiano destina alla comunità italiana nel mondo non rappresentano una spesa, bensì un investimento – ha detto ancora il senatore -. L’indotto delle comunità italiane all’estero sulla economia italiana è infinitamente superiore. Voglio dare in questa sede una informazione. Il Comitato del Senato per le questioni degli italiani all’estero sta incaricando l’Osservatorio parlamentare di politica estera a realizzare uno studio per stimare questo indotto. Speriamo entro l’estate di avere i risultati. Tagliare i rapporti con gli italiani all’estero – ha ribadito il senatore – è una sconfitta, una perdita per l’Italia e non per gli italiani all’estero. Se la politica italiana e il Governo non sanno capire questo, allora sono veramente preoccupato per il Governo, anzi per l’Italia e non per l’Esecutivo che si «arrangia» sempre. Per questi motivi – ha confermato – non voterò la fiducia e vorrei ricordare ai rappresentanti del Governo che il presidente Monti, il loro Presidente, ha pronunciato le seguenti parole alla Camera dei deputati
‘Sento molto il tema – il tema degli italiani all’estero – non tanto nei suoi aspetti problematici, ma soprattutto nel suo significato di ricchezza del Paese’. Queste sono le parole che il Presidente del Consiglio ha pronunciato alla Camera. Mi aspetterei un po’ di coerenza.
La fiducia è passata con 241 voti favorevoli, 29 contrari e due astensioni. Il ddl sulle semplificazioni tributarie passa ora alla Camera.