Caccia anche sul web a ricette e ghiottonerie

ROMA – Gli italiani non arrivano impreparati alla Pasqua. Almeno dal punto di vista gastronomico. Secondo Google Statistiche di Ricerca, si comincia a pensare alla Pasqua già nel mese di febbraio, ma le ricerche su web triplicano nelle 4 settimane precedenti la festa. Anche quest’anno le uova pasquali sono l’argomento più gettonato che ha fatto registrare una crescita delle ricerche del 49% rispetto al 2011, seguito da pranzo di Pasqua (+48%) e ricette pasquali (+47%).
Nel complesso le ricerche legate alle festività Pasquali sono cresciute del 23% rispetto allo scorso anno e addirittura raddoppiate rispetto al 2010. Aumentano dunque le ricerche online e crescono parallelamente le opportunità per aziende e negozi che decidono sempre più spesso di promuovere la propria attività anche sul web.
Secondo un recente rapporto di Boston Consulting Group l’economia Internet in Italia ha raggiunto nel 2010 un valore di 33 miliardi di euro, pari al 2,1% del prodotto interno lordo. Ancora più interessante è il suo potenziale di crescita: si prevede che nel 2016 l’Internet economy italiana rappresenterà il 3,5% del Pil, equivalente a circa 63 miliardi di euro, raddoppiando il valore attuale. Questi dati – si fa notare – indicano un potenziale, in termini di opportunità di business, che resta inespresso e che Internet potrebbe portare all’economia italiana se un numero maggiore di piccole imprese decidesse di abbracciare, in qualche misura, il digitale.
Secondo uno studio commissionato da Google a The Boston Consulting Group, le piccole e medie imprese attive su Internet fatturano, assumono ed esportano di più e sono più produttive di quelle che su Internet non sono presenti. Le Pmi attive in rete hanno infatti registrato una crescita media dell’1,2% dei ricavi negli ultimi tre anni, rispetto a un calo del 4,5% di quelle offline e un’incidenza di vendite all’estero del 15% rispetto al 4% delle offline. Ma c’é di più: le aziende attive online mostrano un’apertura maggiore ai mercati internazionali tanto che il 15% del loro fatturato viene dall’estero. Al contrario le aziende offline realizzano all’estero solo il 4% del proprio fatturato.

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