Partiti, nuove regole tutti ok. Pdl: «No al decreto»

ROMA – Su una cosa sono tutti d’accordo: le regole vanno riformate. O, per dirla con Emma Bonino, è tutto ”da azzerare”. Il finanziamento pubblico dei partiti, cui l’antipolitica attinge spunti sempre nuovi per puntare il dito sulla ”casta”, è tema che spaventa i partiti che, a esattamente un mese dalle amministrative, temono l’effetto ‘scandalo’ che ha colpito Lega e Margherita.
Ma la ‘grosse koalition’ per la trasparenza si imbatte su uno schieramento a dir poco disposto in ordine sparso. La proposta del governo di intervenire per decreto, laddove i presidenti di Camera e Senato lo richiedessero, è stata respinta da subito al mittente da parte del Pdl che oggi torna a puntualizzare la propria posizione.
– Ci faremo carico in Parlamento di avanzare con immediatezza efficaci proposte per garantire severi controlli sui costi dei partiti – dice il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri lasciando intendere ancora una volta che questo tema è prerogativa politica e non ‘tecnica’ -. Casi Montecarlo, Penati, Lusi o Belsito – dice Gasparri attaccando Fli, Pd, Udc e Lega – non sono tollerabili e le decisioni devono essere frutto di autonome e rapide iniziative del Parlamento.
Dello stesso avviso il segretario Pd, Pier Luigi Bersani che, con un timing diverso, sottolinea come ”nei prossimi dodici o saremo in grado di consegnare all’Italia un assetto costituzionale occidentale del nostro sistema politico, riformandolo, o ci arrenderemo a un’eccezione italiana, passando da un populismo all’altro”.
– Per raggiungere questo traguardo – spiega – dobbiamo riuscire a varare una legge seria perché le forze politiche abbiano bilanci certificati e controllati, codici etici, meccanismi trasparenti di partecipazione alla vita interna, regole per le candidature. In questo senso vanno previste anche delle sanzioni, come l’esclusione dai finanziamenti ed eventualmente anche il divieto di presentazione liste.
Nessun dubbio, da parte del leader democrat (autore di un appello ad Alfano e Casini) che esista ”un minimo comune denominatore tra i partiti per fare una legge sui finanziamenti”.
– C’è tutta la possibilità di lavorare su questo nelle prossime settimane – assicura.
Idv, però, insiste sulla strada della ‘chiamata popolare’ lanciando la raccolta di firme per una legge che elimini il finanziamento ai partiti.
– Quest’anno – dice Di Pietro sul suo blog – viviamo uno dei momenti più difficili nella storia della nostra Repubblica: la crisi ha precipitato nella miseria e nella paura milioni di persone e la corruzione non è mai stata così diffusa. La classe politica – denuncia – continua a mettere le mani nella marmellata e i mariuoli, come Lusi e i leghisti, utilizzano i soldi dei cittadini per i loro porci comodi.
Ed è quindi solo adoperando gli strumenti di democrazia, elezioni, referendum, leggi di iniziativa popolare e manifestazioni, che ”si puo’ uscire dal tunnel”. Parole che invitano a nozze Emma Bonino che considera l’opzione decreto come ”l’ennesima prova di inutilità e incapacità dei partiti” ad agire.
– Se proprio vogliono procedere alla riforma, la facciano rapidamente, in sede legislativa – sostiene -. Come è accaduto, nel giro di una notte, per reintrodurre i rimborsi elettorali e sconfessare il referendum del ’93.