Crisi, derby Italia-Spagna… a colpi di accuse

Pubblicato il 11 aprile 2012 da redazione

ROMA – Un rapporto di ammirazione reciproca ma anche invidia e, spesso, di accesa rivalità. Si sintetizza così il tormentato rapporto di ‘amore e odio’ tra Italia e Spagna: un infinito derby latino (e perciò focoso) che con il tempo si è trasferito dai campi di calcio ai palazzi della politica. E che ora si gioca sull’altalena dei numeri dello spread.
Roma, con il ministro Corrado Passera, ha stuzzicato anche ieri Madrid attribuendo anche ai nostri ‘cugini’ la responsabilità dell’andamento negativo dei ”differenziali”. Dal paese iberico la reazione è stata quasi rabbiosa. Interviene direttamente il primo ministro Mariano Rajoy con un esplicito:
– Siate cauti.
Palazzo Chigi ha provato a smorzare i toni e con una nota ha smetito la fondatezza di alcune voci che vedevano la linea del ministro dello Sviluppo completamente avallata dal primo ministro italiano. ”Monti non ha in questi giorni commentato né direttamente né indirettamente le cause che sarebbero all’origine” del balzo dello spread. Un concetto espresso con decisione anche dalla portavoce del prof, Elisabetta Olivi, a chi la interpella al riguardo.
Pesano però le parole del ministro Corrado Passera. Sul nuovo rialzo dello spread incidono ”due cose fondamentali che si chiamano Germania e Spagna”, ha detto il responsabile dello Sviluppo. Parole che hanno contribuito, quindi, alla replica dura del primo ministro spagnolo Rajoy:
– Voglio dire che noi non siamo contro nessuno, non parliamo di altri paesi, a tutti auspichiamo il meglio, quanto è buono per la Spagna è buono per tutta la zona euro. Abbiamo tutti problemi, noi lavoriamo per risolvere i nostri e aiutare la zona euro, ci aspettiamo che gli altri facciano la stessa cosa, che siano prudenti nelle loro affermazioni. Abbiamo tutti una grande responsabilità, vogliamo una Europa forte e un euro forte.
Parole forti nel bel mezzo di un dibattito teso tra i due paesi che ‘El Mundo’ ha definito ‘la guerra sporca” con l’Italia. Ma se si guarda indietro, negli anni i ‘botta e risposta’ Roma-Madrid sono tantissimi. Le prime schermaglie risalgono al 1996. L’allora premier spagnolo Josè Maria Aznar, esponente del conservatore Partito Popolare, rivelò che aveva risposto un secco no a Romano Prodi che gli aveva chiesto di ritardare insieme l’ingresso nell’Euro. Roma smentì ma il governo dell’epoca varò una draconiana super-manovra da 60mila miliardi di lire per partecipare fin dall’inizio alla moneta unica. Ancora qualche anno e nel 2007, ancora con Prodi a palazzo Chigi, si registra una nuova ‘battaglia’. A Madrid cambia il premier, stavolta alla Moncloa c’è il socialista Josè Zapatero, ma la musica è la stessa: la Spagna annuncia di aver superato Roma nella classifica della ricchezza pro-capite. Sciocchezze replicò ‘il professore’ sottolineando che si trattava di dati relativi e fuorvianti, e soprattutto che il Pil spagnolo per numeri e qualità non era paragonabile con quelli italiano.
Sono gli anni del boom spagnolo, Roma subisce gli ‘sfottò’ dei cugini latini. Ma l’arrivo della crisi fa sprofondare i dati madrileni mentre l’Italia sembra inizialmente resistere: c’è il controsorpasso.
Si arriva al 2012. L’Italia cambia ‘professore’: a guida del governo c’è Mario Monti. Il premier intervenendo lo scorso marzo a Cernobbio mentre illustra la riforma del lavoro spiega che la Spagna ”ha fatto una riforma del lavoro molto incisiva ma non ha posto attenzione sui conti”, e ”sta dando all’Ue preoccupazioni perché i tassi salgono e ci vuole poco per ricreare contagio che potrebbe allargarsi”.

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