My Way – Lega ladrona

La vicenda del partito politico della Lega Nord rappresenta l’ennesimo colpo inflitto all’amministrazione della Res Publica da parte di un gruppo di politici che sfruttano il bene pubblico per soddisfare interessi privati.

La lega Nord nacque dalle ceneri della Prima repubblica, a seguito del terremoto politico provocato dall’inchiesta di Mani Pulite e dallo scandalo di ‘Tangentopoli’, scoppiato nel 1992 in Italia. A tal proposito, sarebbe interessante studiare ed analizzare a fondo le conseguenze di tale indagine: positive, per il fatto di aver smascherato un profondo e radicato sistema di corruzione ma al tempo stesso negative in quanto, una volta smantellato completamente l’establishment e l’architettura politica composta dai vecchi partiti, il Paese ne uscì più che mai vulnerabile ed impreparato nell’affrontare le difficili sfide che il futuro gli avrebbe risevato. Di questo vuoto ideologico e morale, la sinistra, rappresentata dal vecchio PCI, non ne seppe approfittare e, pertanto, due abili uomini del nord riuscirono ad imporsi: Umberto Bossi e, soprattutto, Silvio Berlusconi.

Pur essendo due persone molto diverse tra di loro, molto ruspante e volgare il primo, imprenditore di successo e con l’ossessione dell’apparire a tutti i costi il secondo, essi hanno diverse caratteristiche comuni.

In primo luogo, entrambi posseggono una forte leadership che li contraddistingue e li differenzia da tutti gli altri leader politici; il loro carisma era (e credo lo sia ancora) di gran lunga superiore a quello di qualunque altro capo di partito da vent’anni a questa parte. Ciò ha permesso ad entrambi di far breccia in un elettorato deluso ed in cerca di persone nuove, in grado di rappresentare le esigenze degli italiani di fine millennio.

In secondo luogo, sia Bossi che Berlusconi hanno sfruttato al meglio il malcontento generalizzato degli elettori, riuscendo a coniare degli slogan spesso ridicoli ma sicuramente efficaci e vincenti. Il leader leghista, in particolare, ha posto la ‘questione del Nord’, riuscendo a catturare una buona parte dell’elettorato delle regioni del Nord Italia, proponendo concetti quali la secessione, il federalismo, con l’illusione che ciò avrebbero permesso al ricco Nord di disfarsi del fardello del Sud mafioso e corrotto e di raggiungere quel modello di benessere tipico delle regioni del Nord Europa. L’idea di un partito vecchia maniera, con la propaganda porta a porta, vicino alle esigenze della gente, ha coinvolto decine di migliaia di militanti, riuscendo a farli entusiasmare alla politica e a farli aderire ad un progetto diverso, nuovo e, soprattutto, onesto e pulito.

Tale progetto ora è fallito, per due ragioni principalmente: La lega Nord si è trasformata in una macchina grande e complessa e, soprattutto, in un’enorme fonte di potere. Il partito è divenuto così un marchingegno incontrollabile da parte del pittoresco guerriero lombardo che si è circondato di gente mediocre, fortemente interessata ad accaparrarsi posti di comando per sé e per i propri amici e familiari: humus ideale per coltivare e far radicare lucrose attività illecite con le nostre mafie, sempre in agguato e mai razziste quando si tratta di far profitti in maniera facile e, meglio ancora, con il supporto di una partito di governo. In seconda istanza, dubito che il progetto leghista potesse durare così a lungo, non avendo un obiettivo oggettivamente credibile e sostenibile su scala nazionale; d’altra parte era prevedibile che, mancando lo storico alleato forte, che fungeva sempre come ottimo parafulmine per tutti i partiti politici, tanto per quelli al governo quanto per quelli all’opposizione, il sogno padano si dissolvesse in pochi mesi. A questo punto, spero tanto che i politici che si sono dimessi passino davvero la mano, uscendo definitivamente dalla scena politica, non affliggendosi troppo per le sorti del proprio Paese (o popolo, che sia), tanto ci saranno persone magari non capaci come loro nel maneggiare carte, persone e posti di potere, ma forse un tantino più onesti e sicuramente in grado di rimpiazzarli.

Infine, Umberto Bossi disprezza il Sud e ‘Roma Ladrona’, causa di tutti i mali dell’Italia. In questa sporca faccenda che lo riguarda, credo che sia abbastanza imbarazzante per lui ascoltare le dichiarazioni di suo figlio, Renzo Bossi (o ‘il Trota’, così come lo definì suo padre tempo fa), un ragazzo semplicemente messo al posto sbagliato; il padre gli aveva offerto un canale preferenziale, facendogli ricoprire un ruolo però inadeguato, difendendolo a spada tratta davanti all’evidente incapacitá del giovane di districarsi nella burrascosa tempesta politica. Renzo Bossi è diventato così un po’ lo zimbello di tutti e l’esempio più lampante della mala politica dei giorni nostri. Ma questo Bossi padre non lo voleva vedere, accecato, forse, dall’eccessivo protezionismo che a volte un padre ha nei riguardi dei proprio figli. D’altronde ‘terroni’ o ‘polentoni’ che siano, come diceva Filomena Marturano ´E figlie so’ figlie!’, ‘E figlie so´piezz’e core!’, non è così Senatúr?

Andrea De Vizio

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