Il Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione boccia l’Italia

Pubblicato il 11 aprile 2012 da redazione

«In Italia manca una legge efficace contro la corruzione ed i pochi casi perseguiti sono a rischio di prescrizione. Per di più il controllo sul finanziamento pubblico dei partiti è solo formale e privo di adeguate sanzioni». È questo il giudizio contenuto in un rapporto stilato dal “Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione” (Greco), frutto di un sopralluogo effettuato in seno alla realtà del nostro Paese e pubblicato oggi dopo il consenso di rito e le dovute annotazioni del Governo italiano.

Il Greco, spiega il Consiglio in una nota, «ha rilevato profonde carenze nel sistema di finanziamento pubblico dei partiti politici ed invita l’Italia a migliorarne la trasparenza». Secondo gli esperti indipendenti di Strasburgo «il problema deve essere affrontato e risolto con assoluta priorità, essendo i controlli delle Autorità sostanzialmente formali, frammentari e privi di una vera penalizzazione per le deviazioni». In evidenza inoltre l’assenza di un «organismo preposto all’applicazione della legge». Le uniche istituzioni di controllo «hanno poteri molto limitati ed operano senza che vi sia alcun coordinamento tra le loro attività».

Un quadro giuridico che ha generato uno scenario allarmante. Dal 1997 al 2009 sono ben 91 le formazioni politiche, nate e morte nel corso degli stessi anni, che hanno presentato rendicontazioni false o incomplete. Ciononostante hanno ricevuto dallo Stato fino al 400% delle spese sostenute. «Soltanto in sei casi sono scattate delle sanzioni che hanno comportato la sospensione dei rimborsi elettorali di cui i partiti erano ancora beneficiari, visto che avevano comunque accumulato i fondi annuali dopo la notifica delle irregolarità». Ragione per cui sono entrati in possesso dei fondi soltanto dopo la piena regolarizzazione dei loro bilanci. Gli altri 85, invece, «avendo ricevuto la notifica dopo la completa ricezione del denaro – ovvero la quinta ed ultima tranche della legislatura – non sono stati soggetti alla sospensione». Al contrario hanno ricevuto regolarmente i soldi pubblici, che in Italia rappresentano l’82% delle risorse economiche per i partiti, a fronte del 16,5% elargito da privati e dell’1,5% relativo a fondi di altra natura che provengono da eventi ed attività promosse dagli stessi gruppi politici.

Il Greco, sulla base dei dati forniti dalla Corte dei Conti e senza riportare i nomi dei partiti sanzionati o coinvolti nei procedimenti giudiziari, esorta inoltre le diverse formazioni politiche a «sviluppare dei sistemi propri di controllo interno, sottoponendo altresì i loro conti a revisione contabile indipendente» e raccomanda anche «una maggiore trasparenza delle proprie finanze». Un esempio concreto è rappresentato dal fatto che sarebbe più che opportuno introdurre un generale divieto di donazioni provenienti da soggetti anonimi e l’abbassamento della relativa soglia, fissata attualmente a 20.000 euro per i singoli candidati ed a 50.000 euro per i partiti. Da pubblicare anche i bilanci delle sezioni territoriali, che devono esser consultabili in maniera chiara e trasparente. Ancor più rilevante la «necessità di introdurre sanzioni appropriate e proporzionate alle eventuali violazioni, che non siano solamente simboliche, ma realmente applicate».

«Reprimere con determinazione la corruzione è un’esigenza impellente. Ecco perché si sottolinea l’urgente necessità per l’Italia di ratificare la Convenzione Penale sulla corruzione, con i relativi protocolli addizionali, e perché diventino legge dello Stato attraverso una piena integrazione nel diritto nazionale. L’Italia è, infatti, uno dei pochissimi Stati membri del Consiglio d’Europa che non si serve di tali strumenti». Il Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione si dice infine «particolarmente preoccupato per la scarsa efficacia del regime sanzionatorio per i reati di corruzione in Italia e soprattutto del rischio elevato di prescrizione per i casi perseguiti».

Nel panorama che emerge dai dati, ad un migliore sistema di controllo deve affiancarsi infatti proprio una revisione dei tempi di prescrizione per il reato di corruzione, considerati «tropo brevi». Un fattore determinante che mette a rischio il lavoro dei giudici. «Nonostante tutte le lacune rilevate – si legge nel documento – in Italia sono stati comunque perseguiti un numero considerevole di casi di corruzione. Questo è stato possibile grazie al lavoro proattivo dei giudici che hanno acquisito una vasta esperienza e hanno giocato un ruolo nello sviluppare la giurisprudenza in quest’area».

Proprio alla luce delle inchieste giudiziarie che hanno travolto la Lega Nord e la Margherita, anche i leader del Partito Democratico, del Popolo delle Libertà e dell’Unione di Centro hanno sollecitato l’introduzione di nuove norme per garantire una supervisione sui bilanci. I dati del rapporto fanno luce su un sistema complesso e opaco dal quale emerge che tra il 1994 e il 2008 i partiti politici hanno speso in totale 570 milioni di euro, ma i rimborsi ricevuti per le campagne elettorali sono stati pari a 2,25 miliardi di euro. Questo perché in Italia l’erogazione dei fondi è legata al numero di voti ottenuti e non alle spese sostenute.

La Commissione del Consiglio d’Europa ha rilevato che «a seguito dello scandalo di Tangentopoli, i partiti hanno avvertito la necessità di formulare nuove norme per garantire la trasparenza nei controlli dei bilanci», ma la normativa risulta essere ancora insufficiente. Per questo il Greco suggerisce l’introduzione di regole che definiscano in primis lo «status legale» dei movimenti.

Il rapporto contiene 16 raccomandazioni che il Greco spera siano adottate dall’Italia entro il 2014. A Strasburgo attendono una relazione sulle suddette raccomandazioni entro il 30 settembre 2013.

Voltare pagina, riformare i partiti e approvare una nuova legge sui finanziamenti alla politica. A parole sono tutti d’accordo, tutti hanno una proposta nel cassetto. Ma bisogna far presto, portare un testo condiviso in Parlamento prima che le ripercussioni degli scandali danneggino le fondamenta della democrazia. E prima che la criminalità organizzata allunghi i suoi artigli sui partiti.

L’allarme lo ha lanciato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha spronato i partiti a «guardarsi allo specchio» per trovare l’accordo su un provvedimento di autoriforma. E qualcosa si muove.

Luca Marfè

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