Cuore e magia di Del Piero, e la Juve torna prima

Pubblicato il 11 aprile 2012 da redazione

TORINO – Alla fine i tifosi bianconeri cantano come se avessero vinto la Champions: invece l’hanno “solo” centrata e hanno ricacciato il Milan un punto dietro. Ma le emozioni di questa serata torinese sono state degne della massima competizione europea.

La Juve torna in testa: ha vinto il cuore bianconero e la magia decisiva di uno dei più grandi campioni della storia della Signora, Alessandro Del Piero, cui sono bastati dieci minuti per mettere il suo timbro indelebile. E’ stata una partita pazza e appassionante fino all’ultimo secondo: la Juve era partita a tavoletta e stava stritolando la Lazio (priva di Radu, Konko, Dias, Lulic, Klose): oltre al gol di vantaggio di Pepe, ne aveva sfiorati altri quattro, con lo stesso Pepe, Vucinic, Vidal (spettacolare conclusione da metà campo con il portiere fuori dai pali), Marchisio.

Poi, allo scadere, alla prima conclusione i bianconelesti hanno fatto centro: cross abbastanza telefonato di Scaloni, blocco efficace su Mauri, che di testa non perdona. Si sarebbe depresso anche un toro, ma non la Juve di Conte, rientrata in campo non lucidissima ma ancora strapotente fisicamente. Quando Vucinic tutto solo all’inizio ha concluso fuori a fil di palo, i presagi di una serata storta si stavano consolidando, perché il secondo tempo sembrava la fotocopia del primo. Ma quando Lichtsteiner, servito in scodellata da Vidal, a tre metri dal prodigioso Marchetti, ha ciccato la palla, la rassegnazione ha cominciato decisamente a prendere il sopravvento. Ma per Del Piero non esistono serate stregate: a tredici minuti dal termine, mentre Pirlo stava discutendo con l’arbitro per il posizionamento della barriera, Alex non ci ha pensato su e ha sparato una bordata leggermente deviata che si è andata a infilare alla destra del portiere laziale.

La Lazio, a quel punto, non aveva più nulla da dare: Reja, che aveva impostato gioco forza una linea Maginot stile Nereo Rocco, aveva già cambiato sia Mauri sia Rocchi e quindi le poche frecce nell’arco biancazzurro erano finite.

Sul piano del gioco non c’é mai stata partita: ai punti, la squadra di Conte ha sbriciolato l’avversario (una sola conclusione in porta, quella del gol). Ma il calcio spesso non funziona così e quel gol di Mauri avrebbe potuto consegnare mezzo scudetto in mano al Milan.

La Juve il primo grande obiettivo l’ha centrato, blindando l’accesso diretto alla Champions League. Non è poco, anche se ieri il palato dei tifosi è stuzzicato dal sogno tricolore. Per la squadra di Conte molte conferme: la condizione fisica straordinaria, la vena di Pirlo (non fa più notizia), la crescita enorme di Vidal, Chiellini, Bonucci, il ritorno di Marchisio, Quagliarella e Pepe, lo splendore tecnico di Del Piero, sempre pronto a rilucere anche in pochi minuti. E poi un carattere enorme: una serata come questa sarebbe infatti potuta finire molto peggio se i nervi non fossero stati saldi, perché nella ripresa la Lazio tendeva a spezzettare solo il gioco, innervosendo non poco l’avversario e tentando isolate puntate in contropiede con la difesa bianconera qualche volta in affanno perché sbilanciata. Della squadra di Reja, condizionata dalle assenze, da salvare la straordinaria serata di Marchetti, la generosità di Rocchi, la razionalità di Ledesma e la precisione chirurgica del preziosissimo Mauri.

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