GP di Cina, vince Rosberg, Alonso solo nono dietro Maldonado

SHANGHAI – Dopo 111 Gran Premi Nico Rosberg centra la sua prima vittoria in Formula 1, portando sul gradino più alto la Mercedes a 57 anni dall’ultimo trionfo con Manuel Fangio e vincendo una gara 27 anni dopo l’ultima corsa vinta da suo padre, Keke, campione del mondo 1982 con la Williams.
Delusione per l’altra Stella d’argento, quella del sette volte campione Michael Schumacher, costretto al ritiro al 13mo giro dopo un pit stop nel quale non è stato avvitato bene il bullone della ruota posteriore destra. E un pizzico di amarezza anche per Jenson Button, autore di una splendida partenza e di una buona gara che, nonostante il suo team abbia scelto una strategia con tre soste (mentre per Rosberg sono state due), ha rischiato di vincere (finendo secondo) se non fosse stato anch’egli vittima di un errore ai box che l’ha ritardato nella corsa verso una possibile affermazione. Più soddisfatto per la sua prestazione Lewis Hamilton che, partito dal settimo posto dopo aver subito cinque posizioni di penalità a causa della sostituzione del cambio, ha concluso la gara al terzo posto, la terza volta in tre gare, portandosi al primo posto della classifica piloti (seguito dal compagno Button) e portando in vetta anche il team di Woking.
Delusione in casa Ferrari, dove Fernando Alonso non è andato oltre il nono posto (stessa posizione dalla quale era partito) e Massa che retrocede di una rispetto alla griglia finendo al tredicesimo posto.
Alla fine il risultato della gara di Shanghai è stato condizionato dal meteo, con una temperatura dell’asfalto sufficientemente bassa da non procurare un degrado eccessivo delle gomme Pirelli. Con la conseguenza che alcuni team hanno potuto azzardare una strategia a due sole soste. Col senno di poi, la scelta ha pagato immensamente nel caso di Rosberg, ma ha anche condannato il povero Raikkonen a cedere ben dodici posizioni a pochi giri dalla fine, precipitando dalla seconda alla quattordicesima piazza. Dispiace, perché il finlandese aveva guidato in modo strepitoso e meritava il podio.
Gp che ha messo in chiaro come la McLaren sia senz’altro la macchina da battere: è sempre velocissima, non importa con quali coperture, si adatta benissimo alle diverse condizioni e alle varie piste, pur non presentando innovazioni aerodinamiche ardite, ma più semplicemente disponendo di un pacchetto di alto livello in tutti i reparti. Molto, forse troppo lontana la Ferrari che si ritrova in mano un vettura con problemi aerodinamici seri che non consentono ai piloti di avere trazione in uscita dalle curve ma nemmeno di disporre di una velocità di punta elevata in rettilineo.
Fa poi impressione la difficoltà incontrata dalla Red Bull del genio Adrian Newey che l’anno scorso era invincibile: Mark Webber, partito sesto, è arrivato quarto davanti al compagno di scuderia Sebastian Vettel, partito undicesimo, con il quale negli ultimi giri ha inscenato una bella battaglia. A punti anche il francese Romain Grosjean (prima volta per lui) arrivato sesto, le Williams di Bruno Senna (settimo) davanti al compagno di squadra Pastor Maldonado. Decima posizione per il giapponese della Sauber Kamui Kobayashi, autore del miglior tempo con 1’39”960, unico a scendere sotto il muro dell’1’40”.