La crisi morde ancora ma l’Italia ce la farà

AQUILEIA (UDINE) – La crisi ‘’morde e punge ancora’’, anzi, non si vede ancora la fine del tunnel, ma la Chiesa, e in particolare quella del Nordest, deve riuscire a rinnovarsi e deve saper portare nel mondo, nella società, la speranza e il rinnovamento in grado di aiutare tutti. E’ stato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, a concludere, ad Aquileia, il grande incontro delle 15 diocesi del Nordest – tre giorni di discussione con 600 delegati e 30 gruppi di lavoro che si sono confrontati sul tema dell’’ascolto’ a 22 anni dal primo appuntamento – e a portare un messaggio di ottimismo.
– L’Italia ce la farà ad uscire dalla crisi – ha detto a margine della cerimonia conclusiva – sia perchè ne ha le risorse, sia perchè ha le professionalità riconosciute da tutti a livello mondiale. Il momento è difficile soprattutto per quanto riguarda la crescita, il lavoro, la crescente disoccupazione – ha aggiunto monsignor Bagnasco – ma noi dobbiamo continuare ad avere fiducia perchè i segnali ci sono.
In precedenza era stato il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, a suonare l’allarme per una situazione di crisi che soprattutto in Veneto si sta allargando con il triste fenomeno dei suicidi tra gli imprenditori.
– La crisi punge e non sembra essere giunta alla sua fase finale. Per questo la comunità cristiana del Nordest si deve interpellare – ha affermato Moraglia. Per il patriarca di Venezia, ‘’la cosa paradossalmente impressionate di questa crisi non è che qualche imprenditore decide di farla finita, ma quando questo tragico fenomeno diventa diffuso vuol dire che l’economia, la politica, il mercato del lavoro devono trovare degli equilibri’’. E a proposito di difficoltà economiche e suicidi di imprenditori, ha detto a margine del convegno, ‘’va evidenziata la situazione di disagio di chi, avendo lavorato, non riesce a recuperare i crediti’’ e quindi appare sempre più necessario ‘’cercare di impostare in modo più ampio la questione del bene comune’’.
Per Moraglia, ‘’non sempre la Chiesa ha capito il dramma di chi è senza lavoro’’ o di chi si ‘’pensava fosse un soggetto ‘robusto’ del mercato’’.
– C’è tanto dispiacere per non aver percepito questa sfumatura, questa realtà – ha spiegato il presule – ma in tutti noi c’è l’impegno di ritornare di più a tener desta nelle nostre comunità l’idea di questo lavoro professionale, individuale, che troppe volte – ha aggiunto – è stato considerato solo un privilegio nel mercato del lavoro, mentre drammaticamente in queste settimane ci dice che è una palestra di sofferenza.
Nel ricordare poi che la Chiesa non vuole una doppia tutela ‘’tra soggetti che sono sempre colpibili, sempre osservati, e altri invece che possono passare allegramente nel dimenticatoio’’, Moraglia ha commentato che ‘’forse pensavamo a soggetti forti del mercato del lavoro’’ ma così non è.
– La realtà ci porta invece ad altre considerazioni. Serve – ha aggiunto – una ricomposizione dei soggetti che costituiscono il mercato del lavoro e uscire dall’idea che ci sono soggetti istituzionalmente più tutelati di altri. Credo che questa situazione drammatica dei suicidi ce lo faccia capire.

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