Borges: “In Italia si è perfettamente italiani, in Venezuela si è perfettamente venezuelani”

Pubblicato il 17 aprile 2012 da redazione

NAPOLI – Il consolato Generale delle Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli è situato in una delle vie più belle della città partenopea. Via De Pretis unisce infatti l’affollatissimo e popolato Corso Umberto allo storico Maschio Angioino, passato e modernità che confluiscono in un connubio di sobrietà all’interno degli uffici del Consolato. Stile antico e moderno si fondono creando un’atmosfera gradevole. Il personale, gentile e professionale ti fa sentire come a casa tua ed è in questo contesto che ci accoglie Bernardo Borges, ormai da quattro anni Console della Repubblica Bolivariana del Venezuela qui a Napoli.
Persona a modo, distinta e disponibile parla dell’importanza dell’emigrazione in Venezuela nel secolo scorso:
“Indubbiamente la migrazione del secolo scorso è stata importantissima per la società venezuelana. Soprattutto nel dopoguerra i flussi migratori hanno determinato la creazione di un nuovo Venezuela. Gli italiani hanno influito tantissimo nello sviluppo economico del paese, specializzati nello sviluppo edile hanno generato molta ricchezza nel paese. Ma è dal punto di vista sociale che gli italiani hanno lasciato un marchio indelebile nella società venezuelana: la visione della famiglia come struttura base della società”
La famiglia come valore è una risposta che fa intendere la qualità umane ed i valori sociali del Console Borges che riesce a trovare una geniale sfumatura della comunità italovenezuelana
“In Italia si è perfettamente italiani, in Venezuela si è perfettamente venezuelani. Questo è possibile grazie alle tantissime similitudini ed analogie tra i due paesi”.
Vien da pensare che un venezuelano in Italia si trova bene
“I cambiamenti sono davvero piccoli, rispetto al Venezuela l’adattamento in Italia è immediato. La comunità italo venezuelana ha sicuramente portato benessere in Venezuela, ma la ricchezza prodotta in Venezuela è visibile qui, soprattutto nel sud Italia radicandosi bene tanto da avere numerose comunità italo venezuelane tra cui a Corato, Marina di Camerota, Molfetta, Muoio della Civitella, Vallo di Diano e in provincia di Trapani.”
L’intreccio di storia e cultura tra i due paesi è evidente ed è chiaro che molti rappresentanti della comunità italo venezuelana hanno come obiettivo trascorrere una parte della propria vita in Italia
“Il flusso migratorio in Italia è sicuramente formato da una fascia di persone che ritornano per trascorrere una parte della propria vita nel luogo natio e di italo-venezuelani che tornano in Italia con la speranza di costruire qualcosa qui in Italia ed allontanarsi dal Venezuela.”
Ma i dati degli ultimi mesi sono eloquenti, si assiste ad un controesodo
“Puntualmente in molti ritornano. Il ritorno in Venezuela è dovuto a problemi economici. La situazione italiana è critica, la crisi ancora non si sta vivendo, si sta solo annunciando e la situazione sarà drammatica. Molti vanno via perché temono di perdere il loro status sociale.
L’esempio lampante di ciò che le sto raccontando viene dalla Signora Anna Miletti: ha liquidato un negozio di strumenti musicali in Via San Sebastiano dopo 70 anni di storia divisi in tre generazioni per trasferirsi a Santa Cruz de Aragua. Lì il marito è il proprietario della Inalcenca industria conserviera che produce un milione di lattine di pomodoro al giorno. Era triste. Ci disse che andava via perché ormai negli ultimi tre anni era arrivata a 200.000 Euro di perdite. Davvero un peccato era un negozio storico per Napoli.”
Napoli ed i napoletani, città e popolo sempre sotto pressione e bersagliato da facili giudizi qui in Italia, ma lei che idea ha in merito?
“Il meridione italiano è simile al Venezuela, le persone sono solari, hanno un gran cuore, paragonerei il napoletano al maracucho: popolo che vive di forti emozioni, disponibile, pronto a risollevarsi nei momenti difficili, di grande animo e cordialità. Napoli è una bella città, ci sono persone per bene e ho grandi amicizie, anche se è difficile adattarsi alla qualità della vita”.

Le differenze in questo senso si notano
“Quando le noti ti viene nostalgia del Venezuela. Per un venezuelano non c’è qualcosa nello specifico che manca, ciò che manca è proprio il Venezuela , le emozioni, il sentimento, il colore, insomma la patria.”
Dalle parole ai fatti, in questi anni il lavoro del consolato venezuelano è stato fondamentale per la comunità italovenezuelana a Napoli e nel Sud Italia. Da ricordare l’evento musicale del 28 novembre scorso. Il San Carlo di Napoli ha ospitato l’Orchestra Sinfonica del Venezuela Simon Bolivar, diretta dal maestro Matheuz e composto da 200 elementi punta dell’iceberg di una realtà che coinvolge più di 350.000 bambini e giovani in tutto il Venezuela. Dal 2007 nel Parco Virgiliano di Napoli è presente un busto di Simon Bolivar.
Centocinquantasei anni di storia per il Consolato Generale della Repubblica del Venezuela a Napoli, la statua concretizza il desiderio di molti venezuelani di poter ammirare attraverso la statua del Libertador l’energia, lo spirito di lotta per la giustizia, la morale e la speranza del nobile popolo napoletano.
L’Italia e il Venezuela si abbracciano tra storia e cultura, l’interscambio culturale e sociale è vivo ed intenso e si respira nel Consolato, in Via De Pretis, la strada che unisce la storia con la modernità.

Gennaro Buonocore

  • pietro

    E’ vero! L’italiano del sud è molto vicino al venezuelano sia per l’allegeria che per la musica. Mi chiedo come mai il titolo di studio conseguito in Venezuela non sia riconosciuto in Italia visto gli ottimi rapporti tra questi due stati.

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