Tre milioni di lavoratori senza speranza

ROMA – Un esercito di ‘senza speranza’. In Italia ci sono 2,9 milioni di persone che vorrebbero lavorare, ma hanno deciso di rinunciare a cercare un impiego, perchè bloccati dalla sfiducia, da impegni familiari e da altre difficoltà. Statisticamente fanno parte dell’universo degli inattivi (nel complesso oltre 20 milioni di unità), cioè di coloro che non hanno un’occupazione né la cercano; ma la loro condizione è molto simile a quella dei disoccupati, come loro, infatti, aspirano a trovare un giorno un impiego. Un’eventualità considerata da 1 milione e mezzo di persone solo una chimera: si tratta degli scoraggiati, ovvero di chi non si offre sul mercato del lavoro perchè ritiene impossibile riuscire ad essere assunto.
Intanto, la Cgil promuove per giovedi’ 10 maggio una mobilitazione nazionale sulla precarietà. Lo ha annunciato il segretario Cgil, Susanna Camusso, durante il suo intervento introduttivo al comitato direttivo, denunciando a riguardo arretramenti nel ddl di riforma del lavoro e chiedendo risposte effettive per i giovani.
Tornando ai numeri, il report dell’Istat sugli indicatori complementari al tasso di disoccupazione, aggiornato al 2011, mette, così, in luce il disagio di chi vive ai margine del mondo del lavoro. Una periferia fatta, nel dettaglio, di 2 milioni e 897 mila persone che desiderano ma non cercano un impiego, una cifra altissima, mai raggiunta prima dall’Italia (almeno dal 2004, inizio delle serie storiche disponibili) e che ci vede in testa tra tutti i partner dell’Unione europei. Basti pensare che il peso sulle forze lavoro di questa categoria di senza posto, chiamata anche degli ‘inattivi disponibili’ è tre volte quello registrato dalla media europea.
Una fetta pari al 43% è composta dagli scoraggiati; segue chi attende gli esiti di vecchie ricerche (magari concorsi pubblici dai tempi piuttosto lunghi) e chi si fa da parte per motivi familiari, o anche per badare ai figli (motivazione molto presente tra la componente femminile). In generale, comunque, le donne disponibili a lavorare ma che non cercano, in rapporto alle forze lavoro, sono significativamente più numerose (16,8%) degli uomini (7,9%). Il fenomeno che porta a rinunciare alla ricerca di un posto colpisce, inoltre, soprattutto il Mezzogiorno (che assorbe ne 1.954 milioni) e cresce anche tra i giovani. Un’altra area critica individuata dall’Istat, riguarda i ‘sotto occupati’ part time, che in Italia hanno raggiunto quota 451 mila. L’incidenza resta inferiore a confronto con altri Paesi europei, ma il rialzo sul 2010 è netto (+3,9%). Insomma il lavoro è un problema per una vasta platea che supera i confini della disoccupazione, una schiera di persone a disagio che preoccupa i sindacati: Cgil, Cisl Ugl hanno, infatti, chiesto ‘’risposte’’ immediate per affrontare la situazione.

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