Tra i mangiatori di pasta anche il Venezuela

CARACAS – Gli italiani sono i maggiori mangiatori mondiali di pasta, con circa 26 chili a testa nel 2011. Nessuna novità. Giocano in casa, è vero, ma battono per 3 a 1 americani, greci e francesi, per 5 a 1 tedeschi e spagnoli. Non c’è gara con i giapponesi: 16 a 1.
Al secondo posto, dopo l’Italia, si piazza  il Venezuela con 13 chili all’anno a testa. Il paese latinoamericano, patria dell’«arepa», ha adottato la pasta come alimento principale; proprio la ‘pasta al dente’ o ‘più o meno al dente’, imposta dagli italiani che hanno fatto della terra di Bolívar la loro seconda Patria. Non deve meravigliare, quindi se, sulla spinta della Collettività, il Venezuela sta diventando anche un grande produttore di pasta, nonostante le difficoltà economiche del momento. E neanche deve meravigliare se le grandi aziende produttrici di pasta in Venezuela sono proprietà di italo-venezuelani.
In Italia – dice ancora l’indagine Coldiretti-Coop – vengono consumati in un anno oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro. Ma l’Italia è anche leader nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate, superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1,3 milione di tonnellate) e della Russia (858 mila tonnellate).
In altre parole, è made in Italy un piatto di pasta su 4 consumati nel mondo. Nel corso del 2011 sono aumentate dell’8% le esportazioni in valore di pasta italiana nel mondo, ma sono i cinesi quelli che ci apprezzano di piu’: +60% il boom dell’export l’anno scorso verso il Sol Levante. La riscossa della pasta, alimento della crisi, ha trainato anche le semine di grano duro in Italia che farebbero segnare, secondo le stime del 2012, un incremento di circa 150 mila ettari (+13% su base annua), ammontando complessivamente a 1,35 milioni di ettari. Il fattore italianità è considerato il vero valore aggiunto del prodotto-pasta, secondo un sondaggio online condotto dal sito www.coldiretti.it. Nella scelta infatti il 56% considera fondamentale l’italianità, il 26% il formato, l’11% il prezzo più conveniente, solo il 7% la marca famosa.