Aperto il 2º testamento di Pinochet ma non emerge nessun segreto

SANTIAGO DEL CILE – Nessun segreto emerge dal testamento di Augusto Pinochet. La giustizia cilena sperava che il documento – aperto ieri mattina nella terza sezione del tribunale civile – fosse la chiave di volta per conoscere la vera entità della fortuna accumulata dal dittatore e gli eredi, dando un punto fermo all’inchiesta che ipotizza la provenienza illecita dei capitali. Ma la lettura del documento ha lasciato un senso di delusione. L’unica novità è la sostituzione del curatore testamentario. L’apertura era stata decisa nell’ambito delle indagini sulla fortuna ammassata da Pinochet, in gran parte depositata all’estero. Lo scandalo nasce da un’inchiesta sul riclaggio di denaro sporco negli Stati Uniti. Perquisizioni in Cile nel 2010, rivelarono che l’ex dittatore possedeva almeno 21 milioni di dollari depositati nella banca americana Riggs e in diverse entità finanziarie dei Caraibi sotto 27 nomi falsi. Da allora i suoi beni sono stati congelati. Dopo la morte di Pinochet nel 2006 era stato reso noto un primo testamento che ripartiva fra gli eredi una mezza dozzina di proprietà in Cile. Ma ora il giudice Soledad Aravena aveva stabilito l’apertura di un secondo testamento, depositato presso un notaio, per chiarire esattamente l’estensione del patrimonio dell’ex dittatore e quali ne sono gli eredi. Tutto ciò a cinque anni di distanza dalla morte del dittatore che governò il Cile fra il 1973 e il 1990, rendendosi responsabile di oltre 3mila morti e desaparecidos.

La figlia: “È una persecuzione”
La figlia maggiore, Lucia Pinochet, ha condannato l’apertura del testamento in un’intervista al quotidiano La Segunda, definendo il gesto “una persecuzione politica” contro il padre. Il sistema giudiziario cileno manterrà private le ultime volontà di Pinochet almeno per ora, ma un rappresentante del governo le analizzerà per recuperare eventuali beni di Stato.

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