Romney vs Obama: “La tua era è finita” ma per il Grand Old Party non ha carisma

NEW YORK – “Stasera finisce l’era Obama ed è l’inizio di un’America migliore”. Mitt Romney lancia la sfida al presidente statunitense, forte della cinquina ottenuta nelle primarie svoltesi in Colorado, Pennsylvania, Delaware, Rhode Island e nello Stato di New York. Un risultato scontato, ma che rafforza la leadership del candidato repubblicano che il prossimo 6 novembre sfiderà il presidente Usa Barack Obama nel tentativo di strappargli la Casa Bianca.

La soglia ‘magica’ dei 1.144 delegati necessari per ottenere la nomination presidenziale alla Convention repubblicana di Tampa a fine agosto non è stata ancora raggiunta. Ma il ‘pokerissimo’ di mercoledì sera ha fatto fare a Romney un bel balzo in avanti. Tanto che anche gli ultimi rivali finora rimasti tenacemente in gara sembrano giunti a fine corsa: il candidato ultralibertario Ron Paul (che mai ha avuto chance di competere davvero) per mancanza di soldi; Newt

Gingrich (che per un momento sembrava poter insidiare Romney) per evitare nuove figuracce.
“Stasera è la fine della deludente era Obama”, un presidente che “ha fallito e ha tradito la promessa americana”, ha detto rivolto ai suoi fan in delirio riuniti a Manchester, in New Hampshire. “Gli ultimi anni sono stati il meglio che Barack

Obama possa fare, ma non il meglio che l’America può fare”. E “gli americani sono stanchi di essere stanchi – ha aggiunto Romney – Resistete ancora un po’, perché un’America migliore sta per cominciare”. Ora che la guerra tra i candidati repubblicani è finita, l’obiettivo dell’ex governatore del Massachusetts è innanzitutto quello di compattare il partito dietro la sua linea. E se Santorum non ha ancora espresso ufficialmente il suo sostegno a colui che sarà lo sfidante di

Obama, Gingrich martedì prossimo dovrebbe annunciare anche il suo appoggio a Romney. Mitt appare fiducioso. I mesi a venire gli serviranno per rafforzare una leadership che finora è stata messa in discussione anche da parte dell’establishment del Grand Old Party, da coloro che nel miliardario di fede mormone non vedono un candidato con abbastanza carisma.

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