Cie, migranti trattati peggio di animali, poche cure e sedativi ‘antiproteste’

BARI – A sentire gli immigrati reclusi, il Cie di Bari somiglia ad un campo di concentramento: ‘’Ci trattano peggio degli animali e per evitare proteste ci riempiono di tranquillanti e medicine che fanno dormire’’, dicono ai giornalisti che hanno visitato la struttura aderendo all’iniziativa ‘LasciateCientrare’, promossa da Associazione stampa di Puglia e Fnsi.
I migranti denunciano le criticità della struttura. Dicono di non ricevere le più elementari cure sanitarie e mostrano la piccola infermeria del Cie, un solo lettino per le visite per 196 ‘ospiti’ del centro (al momento 119).
– E’ l’unica infermeria – spiegano gli operatori emergenza radio (Oer) che gestiscono il Cie – ma c’è anche una astanteria collegata con l’atrio dove ci sono due ambulanze. Abbiamo solo un infermiere h24 e un medico che sta 4 ore al mattino e 4 il pomeriggio.
“Io – racconta un migrante – soffro per un problema agli occhi da due settimane, ma non mi fanno andare in ospedale e mi dicono che passerà”. Un ragazzo mostra una lunga cicatrice sul ginocchio che non riesce a muovere da un mese e 25 giorni. ‘’Ho consegnato loro la terapia di un medico di Padova che mi ha operato, ma non vogliono curarmi’’. E, poiché i bagni del Cie (un perito del Comune di Bari li ha definiti ‘raccapriccianti’) sono alla turca, ha difficoltà a espletare i propri bisogni. ‘’Ogni volta devo chiamare qualcuno che, su una sedia a rotelle, mi accompagna per un lungo viaggio fino all’unica tazza del Cie, accanto all’infermeria’’.
‘’Sono c….e! Bugie che vi raccontano per andar via da qui’’, chiosa un operatore di Oer. Intanto, nel corridoio che separa due file di moduli da 28 posti letto ognuno, 5 bagni, 5 docce e 10 lavandini, alcuni detenuti chiamano i giornalisti da una apertura nella porta di ferro. ‘’Siamo esseri umani come voi, non abbiamo fatto niente e non vogliamo stare più qui dentro, aiutateci a uscire’’.
Perché queste persone sono chiuse a chiave, non può farle uscire nel corridoio? ‘’E’ per la vostra sicurezza – risponde un operatore messo a guardia della porta – il 90% di loro viene dal carcere’’.
Non tutti escono e hanno voglia di parlare: ‘’Non siamo bestie da circo’’, dicono. Uno di loro, attraverso le sbarre di una finestra, spiega di provenire dal Pakistan (la maggioranza sono tunisini): ‘’Lavoravo con la mia bancarella di bigiotteria e pagavo le tasse – spiega – ma quando sono andato in questura con la ricevuta a ritirare il mio permesso di soggiorno, la polizia mi ha portato qui’’. ‘’Non so – continua mentre le lacrime cominciano a rigargli il viso – come farò a uscire, ma soprattutto come stanno i miei 5 figli e mia moglie che senza i miei soldi non possono mangiare’’.
In un altro modulo, altri migranti dicono di essere ‘’in 24 ma con un solo bagno e una sola doccia che funzionano’’. Nel corridoio un migrante pulisce i bagni e asciuga un piccolo fiume d’acqua sporca: ‘’Se non puliamo noi – dice – viviamo ancora di più nella cacca’’.
I bagni sono arrugginiti e sporchi. Le docce molto piccole, le porte e i muri fatiscenti. Il responsabile della gestione del Cie, Umberto Carofiglio, assicura che sono stati aggiudicati, per 531.000 euro, i lavori per ristrutturare i due moduli adesso chiusi: ‘’Noi – dice – li facciamo giocare anche a pallone e guardare le Tv straniere come Al Jazeera. Cosa possiamo fare di più? I migranti, in fondo, chiedono solo un po’ di comprensione: ‘’La cosa peggiore – è opinione di tutti – è essere rinchiusi senza aver commesso reato, senza aver fatto nulla di male; soprattutto senza sapere come finirà: nessuno ci dice nulla, nessuno risponde quando chiediamo che ne sarà di noi’’.

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